Statuti di Scutari della prima metà del secolo XIV con le addizioni fino al 1469

Statuti di Scutari della prima metà del secolo XIV con le addizioni fino al 1469
A cura di Lucia Nadin
Traduzione in albanese a cura di Pellumb Xhufi
Con saggi introduttivi di Giovan Battista Pellegrini, Oliver Jens Schmitt e Gherardo Ortalli
Collana: Corpus statutario delle Venezie, 15
2002, p. 248, 17x24 cm, 4 tav. col. f.t., bross.
ISBN: 9788883340420
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Una nota nella Bibliografia statutaria curata da Leone Fontana nel 1907 è praticamente tutto ciò che era stato scritto fino ad oggi sullo Statuto di Scutari conservato nel ms. 295 della Biblioteca del Museo Correr. Ma negli ultimi anni due studiosi – in ambiti di ricerca differenti e senza sapere l’uno dell’altro – si sono ritrovati quasi contemporaneamente a lavorare sul codice: Lucia Nadin con interessi linguistici e Oliver Jens Schmitt con prospettive più direttamente storiche hanno ripreso in mano quel testo, che ha cominciato così anche ad essere oggetto di qualche segnalazione.

Fin da una prima lettura è apparso evidente il particolare valore storico dello statuto; di qui la decisione di procedere ad un’edizione critica, accompagnata dagli studi di corredo necessari per il suo pieno utilizzo, che lo rendesse disponibile a chi voglia avvicinarsi a un documento di fondamentale importanza da più punti di vista.

Si tratta di un vero «monumento dell’Albania medievale» ma anche qualcosa di più, dal momento che risulta di sicuro interesse per la storia della costa orientale dell’Adriatico e dei suoi rapporti con Venezia e con le maggiori potenze dell’area, nel quadro dei grandi equilibri internazionali. Ha inoltre il pregio di essere il più antico testo legislativo prodotto sul territorio albanese giunto fino a noi; è una chiara e organica testimonianza di quell’Albania costiera, di centri urbani, così diversa dagli stereotipi che ancora oggi rischiano di appiattire tutta la realtà albanese nella logica del “paese delle aquile” e delle culture della montagna; ci tramanda il ricordo di uno straordinario incrocio di culture e di genti, di rapporti e di prevaricazioni; è la testimonianza di una stratificazione di vicende e civiltà passata attraverso un’esperienza plurisecolare.

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