Bilinguismo e scritture agiografiche

Raccolta di studi

a cura di Vincenza Milazzo e Francesco Scorza Barcellona
Collana: Sanctorum. Scritture, pratiche, immagini, 4
Pubblicazione: Febbraio 2018
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Edizione cartacea
pp. 228, 15x21 cm, bross.
ISBN: 9788867289585
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ISBN: 9788867289592
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Gli otto contributi qui raccolti offrono una piccola ma efficace campionatura dell’incidenza e dei riflessi che situazioni di bilinguismo (e di biculturalismo) possono avere sulla confezione e sulla diffusione di scritti agiografici di diversa natura, testi “aperti” per eccellenza, sottoposti spesso a più o meno invasivi processi di riscrittura, anche in relazione al medium linguistico utilizzato.

I saggi hanno come oggetto testi e culti appartenenti a epoche e a contesti geografici nei quali fu attiva una situazione di bilinguismo, sia esso quello greco-latino dell’Africa proconsolare del III-IV sec., o della Sicilia tardoantica o ancora della Sardegna tra VI e XI sec., sia quello latino-lingue volgari della Toscana medievale o del Portogallo del sec. XVII. Un saggio teoretico di Luca Lorenzetti, studioso di Linguistica, fornisce le coordinate essenziali per accostarsi al fenomeno del bilinguismo riflesso nei testi antichi.

Prefazione
Vincenza Milazzo, Francesco Scorza Barcellona


Il rapporto tra la versione greca e la versione latina della //Passio Perpetuae//
Clementina Mazzucco

L’articolo si occupa dei rapporti tra la versione greca e la versione latina della Passio Perpetuae. L’indagine incomincia dai dibattiti su quale sia il testo originario; poi analizza le opinioni espresse dagli studiosi sul valore della versione greca nella ricostituzione del testo e sull’uso che se ne è fatto nelle edizioni; infine rileva la presenza in tale versione di alcuni elementi distintivi che manifestano un proprio e coerente punto di vista, soprattutto a proposito del rapporto con la Scrittura e della teologia del martirio.

The article deals with the relationship between the Greek version and the Latin version of the Passio Perpetuae. The research begins with the debates on what the original text is; then analyzes the views expressed by scholars about the value of the Greek version in the reconstitution of the text and its use in the editions; finally, notes the presence in this version of some distinctive elements that show a proper and coherent viewpoint, especially with regard to the relationship with the Scripture and the theology of martyrdom.


Bilinguismo e agiografia siciliana. Alcune osservazioni sulle //Passiones// di Agata e di Lucia
Vincenza Milazzo

La stesura delle redazioni più antiche delle Passiones di Agata di Catania (in latino) e di Lucia di Siracusa (in greco) è collocata nel contesto del bilinguismo della Sicilia tardoantica, di cui, sulla scorta delle più recenti indagini epigrafiche e linguistiche, è messo in evidenza il carattere peculiare e diffuso, anche in singole città come Catania e Siracusa. Sulla scorta di alcune considerazioni interne, di tipo contenutistico, ed esterne, relative alla specifica situazione della Catania tra la fine del V e l’inizio del VI sec., si avanza l’ipotesi che la redazione delle due Passiones possa essere stata effettuata in una medesima “officina” agiografica attiva a Catania.

The composition of the oldest text of the Passiones of Saint Agata of Catania (in Latin) and of Saint Lucia of Siracusa (in Greek) is placed in the context of the bilingual facies of late antique Sicily. Basing on the most recent epigraphic and linguistic surveys, the author highlits the widespread character of Sicilian bilingualism, even within individual cities such as Catania and Syracuse between the end of the 5th and the beginning of the 6th century. Moreover, she presumes that the two Passiones could have been produced by a hagiographic bilingual atelier connected with the diocese of Catania.


Gli //Atti di Pietro e Paolo// «dello Pseudo-Marcello»: note sulle redazioni in greco e in latino
Alberto D’Anna

Il contributo studia il rapporto tra la redazione latina (BHL 6657) e le due greche (BHG 1490; 1491) degli Atti di Pietro e Paolo «dello Pseudo-Marcello», attraverso l’esame dettagliato della prima sezione del testo comune alle tre redazioni; di essa sono analizzate la struttura letteraria e alcuni significativi dati linguistici. Meglio delle altre, la redazione latina appare quale punto di partenza dell’evoluzione del testo: essa fu la base di un’antica versione in greco, dalla quale derivano le due redazioni greche a oggi note, che presentano innovazioni narrative e linguistiche sia comuni sia proprie di ciascuna.

The paper studies the relationship between the Latin recension (BHL 6657) and the two Greek ones (BHG 1490; 1491) of the Acts of Peter and Paul «of Pseudo-Marcellus», through a detailed examination of the first section of the common text to the three recensions; literary structure and some significant linguistic data are investigated. Better than the other, the Latin recension appears as a starting point for the evolution of the text: it was the basis of an ancient version in Greek, from which the two Greek recensions now known derive, introducing narrative and linguistic innovations, common to both or typical of each.


Sant’Efisio //stratilates//
Anna Maria Piredda

La rilettura della Passio di sant’Efisio mette in evidenza come testi agiografici tardi possano essere importanti per la conoscenza dei mutamenti culturali e linguistici della Sardegna giudicale. Questo documento rivela come l’agiografo è intervenuto sull’ipotesto prescelto per consentirne la ricezione nel contesto storico in cui ha operato.

The interpretetion of Saint Efisio’s Passio stresses the importance of late hagiographical texts for the knowledge of cultural and linguistic changes in Sardinia of the giudicati. This document shows how the hagiographer has worked on the selected hypotext to let its reception in the historical context in which he worked.


Il ruolo dell’inculturazione greca nella diffusione del culto della “Madre di Dio” nella Sardegna giudicale (XI-XIII secolo)
Andrea Lai

Il contributo si prefigge di valutare l’incidenza del biculturalismo sardo-bizantino sullo sviluppo del culto della Madre di Dio, isolando, dapprima, gli elementi mariani dei primi secoli della presenza bizantina della Sardegna (secoli VI-VIII) e cogliendone, poi, i riverberi di epoca giudicale (secoli XI-XIII).

The essay aims to evaluate the bearing of Sardinian-Byzantine biculturalism on the development of Mother of God’s cult, inferring the Marian elements of the early centuries of Byzantine Sardinia (6th-8th centuries) at first, and then pointing out the effects during the giudicati era (11th-13th centuries).


Origine bilingue, composizione orale o traduzione? Il manoscritto parigino delle //Meditationes vitae Christi//
Dávid Falvay

L’articolo prende in esame uno dei manoscritti in volgare più importanti delle Meditationes Vitae Christi dello Pseudo-Bonaventura, a proposito del quale varie ipotesi sono state formulate: Isa Ragusa lo considera il testimone più vicino all’originale, mentre altri parlano di una possibile redazione bilingue del testo. Nel presente articolo, attraverso un’analisi testuale, e il confronto con altri testimoni latini e volgari delle MVC e tradizioni coeve, come quella di Angela da Foligno, si dimostra che l’ipotesi sulla precedenza assoluta di questo specifico testimone non sembra essere fondata, ma che vi si possono osservare tracce di un fortissimo bilinguismo, e segni chiarissimi dell’oralità nel testo.

The present article investigates one of the most important Italian manuscripts of the Meditationes Vitae Christi by Pseudo-Bonaventure. There have been various hypotheses formulated about this codex: Isa Ragusa argued that it should be the closest to the original form of it, while others spoke about a possible bilingual redaction of this text. The article includes a close textual analysis of this codex, comparing it to other Latin and Italian variants of the same text and to further contemporary parallels, such as Angela of Foligno. As a result we argue that the hypothesis about the absolute primacy of this manuscript does not seem to be founded; however, one can observe the traces of a strong bilingualism and obvious sings of orality in this text.


The //Paciecidos// of Pereira SJ (Coimbra 1640): A Neo-Latin Epic Paraphrasing a //Vita//
Carlota Miranda Urbano

Se consideriamo la vita quotidiana e le abitudini del Collegio del Gesù a Coimbra, nel XVII secolo, dobbiamo concludere che era davvero bilingue. Il latino era la lingua utilizzata non solo in aula ma anche in alcuni periodi di ricreazione, per costruire argomenti e ragionare, leggere e apprezzare le principali opere letterarie, per conoscere le diverse scienze e per risolvere le controversie. Era anche la lingua utilizzata nelle festività, negli eventi del calendario accademico e nel’ambito della liturgia e della preghiera. Il poema che qui presentiamo è un prodotto di questa cultura umanistica bilingue sviluppatasi sia in lingua portoghese sia latina. L’opera intitolata Paciecidos libri duodecim (Bartolomeu Pereira, Coimbra 1640) costituisce la rappresentazione epica di un tema fondamentale del lavoro missionario gesuitico in Oriente e celebra il martirio di Francisco Pacheco e dei suoi otto compagni gesuiti a Nagasaki (1626). Il poema si rivela peraltro, per le ragioni che indichiamo in questo studio, una parafrasi poetica di una Vita in prosa redatta in vernacolo, inedita fino al ventesimo secolo.

If we consider the daily life and habits of the College of Jesus in Coimbra, in the 17th century, we must conclude that it was really bilingual. Latin was the language used, not only in the classroom but also in some recreation periods, to construct arguments and speculate, read and appreciate major works of literature, to learn about the different sciences and resolve disputes. It was also the language used in festivals, events in the academic calendar, and the language of liturgy and prayer. The poem we present here is a product of this bilingual humanistic culture developed both in vernacular Portuguese and Latin. The Paciecidos libri duodecim (Bartolomeu Pereira, Coimbra, 1640) constitutes an epic representation of a key theme of the time Portuguese Jesuitic missionary work in the East and it celebrates the martyrdom of Francisco Pacheco and his eight Jesuit companions in Nagasaki (1626). This poem is, for the reasons we point out in this study, a poetic paraphrase of a Life in vernacular prose, which was unpublished until the twentieth century.

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