I cartulari di S. Pietro in Maone presso Rovigo (sec. XII-XV)

A cura di Primo Griguolo e Donato Gallo
Collana: Fonti per la storia della Terraferma veneta, 27
Pubblicazione: Settembre 2011
Wishlist Wishlist Wishlist
Edizione cartacea
pp. 382, 8 tav. f.t., 17x24 cm, ril.
ISBN: 9788883346866
€ 45,00 -15% € 38,25
Aggiungi al carrello Aggiungi al carrello € 38,25

Questo ventisettesimo volume delle Fonti per la storia della Terraferma veneta tocca l’attuale provincia di Rovigo, un’area che non era ancora stata inserita nella collana.

La documentazione concernente il medioevo palesano è numericamente piuttosto esigua e spesso dispersa negli archivi di città che hanno esercitato potere civile o ecclesiastico sul Polesine medievale, come Venezia, Ferrara e Ravenna. Un carenza di fonti documentarie che ha condizionato e condiziona ancora la ricerca storica su questo territorio: da una parte per la prolungata assenza nell’area tra l’Adige e il Po di un vero centro urbano, dopo l’eclissi di Adra nell’alto medioevo; dall’altra per le condizioni ambientali particolarmente difficili, non solo nei primi secoli del Medioevo ma anche nelle fasi più tarde, per la natura “anfibia” di queste terre. È questo un tratto tipico del paesaggio veneto nelle pianure solcate da numerosi corsi fluviali sfocianti nelle aree deltizie e lagunari: così diverso dalle colline e dalle montagne, ma altrettanto essenziale per costituire l’armoniosa varietà del territorio regionale.

Esistente di certo nella prima metà del secolo XI, il monastero benedettino di S. Pietro in Maone, a sud-est di Rovigo, fu soggetto direttamente all’arcivescovo di Ravenna, situato com’era in una sorta di vasta enclave ravennate sopravvissuta per lunghi secoli. A partire dai primi del Duecento iniziò una fase di decadenza: nel 1220 il monastero risulta, infatti, distrutto dalle inondazioni e successivamente affidato a chierici secolari, sempre sotto il grande ombrello protettivo dell’arcivescovo di Ravenna; infine nel 1474 i suoi beni furono incorporati nell’abbazia olivetana di S. Bartolomeo di Rovigo.

I documenti qui pubblicati mostrano che l’influsso economico e religioso di S. Pietro in Maone si estese notevolmente nel Rodigino e in alcune zone del Ferrarese, per spingersi sino all’area della Bassa Padovana tra Tribano, Pernumia e Monselice, attraverso l’acquisizione di un ampio patrimonio fondiario dato in concessione a coltivatori con tipici contratti a lunghissimo periodo, ma anche grazie allo sfruttamento di vaste aree vallive destinate alla pesca. Queste vicende rendono conto anche della lenta organizzazione territoriale del Polesine: un territorio privo di città, nel quale solo alla fine del medioevo Rovigo cominciò a prevalere sugli altri castelli e cittadine e a svolgere una funzione di coordinamento territoriale. Non a caso, è nella Biblioteca della più importante istituzione culturale di Rovigo, la plurisecolare Accademia dei Concordi, che si conserva gran parte della superstite documentazione di S. Pietro in Maone.

  • Presentazione, di Marino Zorzato (p. vii)
  • Premessa, di Donato Gallo e Primo Griguolo (p. ix)
  • Introduzione (p. xi)
  • S. Pietro in Maone e la sua documentazione
    • S. Pietro in Maone: un monastero "ravennate" nel polesine di Rovigo (p. xiii)
    • I due cartulari (p. xix)
      • a) Il cartulario trecentesco (p. xix)
        b) Il cartulario quattrocentesco (p. xxi)
  • Appendice (p. xxiv)
  • Descrizione dei manoscritti (p. xxvii)
  • Criteri di edizione (p. xxix)
  • I cartulari di S. Pietro in Maone presso Rovigo (p. 1)
    • I Il cartulario trecentesco (p. 3)
    • II Il cartulario quattrocentesco (p. 191)
  • Indici, a cura di Primo Griguolo e Marco Bolzonella
    • Indice cronologico dei documenti (p. 317)
      Indice dei nomi di persona (p. 320)
      Indice dei nomi di luogo (p. 340)
      Indice delle tavole f.t. (p. 345)
Forse ti interessa anche