Le decorazioni di Isidoro il Giovane per S. Sofia di Costantinopoli

Eugenio Russo
Collana: I libri di Viella. Arte
Pubblicazione: Novembre 2011
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Edizione cartacea
pp. 172, 344 ill. f.t., 17x24 cm, ril.
ISBN: 9788883346880
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Il 7 maggio 558, poco più di vent’anni dopo l’inaugurazione nel 537, crolla la cupola di S. Sofia; la ricostruisce Isidoro il Giovane, e il 24 dicembre 562 la chiesa viene riconsacrata. Ma cosa ha veramente fatto Isidoro il Giovane in 4 anni, 10 mesi e 15 giorni? La S. Sofia di Giustiniano che oggi possiamo ammirare a Istanbul quanto ha conservato dell’antica costruzione e quanto è invece opera del geniale Isidoro?

Isidoro, come dimostra questo libro, ha dovuto innanzi tutto capire le ragioni del crollo e poi elaborare un progetto che si fondasse sull’imprescindibile principio della stabilità, ed è stato per questo costretto a ridefinire gli spazi e ridecorare le superfici interne.

Al rafforzamento dei piloni centrali e allo spostamento dei colonnati centrali delle gallerie verso l’esterno per riportarli alla verticalità, seguono così gli interventi che conferiranno a S. Sofia l’aspetto che conosciamo oggi. Con un’attenta operazione di riuso dei materiali esistenti, Isidoro arretra verso l’esterno le basi, le colonne, i capitelli, i blocchi della cornice, i plutei; e questa operazione lo conduce, se non lo obbliga, a ridecorare quasi tutto l’interno, rifacendo l’opus sectile, i mosaici, l’altare e gli arredi. E quindi, per rispondere alla domanda posta all’inizio: anche se i pavimenti sono restati in gran parte quelli del 532-537, è attraverso la rimodulazione degli spazi e delle decorazioni realizzata da Isidoro il Giovane nel 558-562 che la Haghia Sophia di Giustiniano, così come la vediamo, è giunta fino a noi. Ed è perciò solo attraverso la conoscenza dell’opera di questo architetto che possiamo valutare appieno uno dei capolavori riconosciuti dell’architettura mondiale.

  • Premessa
  • Introduzione
  • 1. Le zoccolature
    2. I pavimenti del pianterreno
    3. I pavimenti delle gallerie
    4. L’opus sectile nel corpo centrale al pianterreno, nel presbiterio e nell’abside
    5. L’opus sectile al pianterreno nelle navate laterali
    6. La fascia in opus sectile e la cornice in stucco nelle navate laterali al pianterreno
    7. I travi di legno al pianterreno
    8. I mosaici delle navate laterali al pianterreno
    9. Lo spostamento dei colonnati della navata centrale nelle gallerie
    10. L’intervento di Isidoro il Giovane negli spazi centrali delle navate laterali nelle gallerie
    11. Il rafforzamento dei piloni centrali al piano delle gallerie
    12. I tiranti in ferro tra le colonne
    13. I cerchioni alle colonne
    14. L’opus sectile nel corpo centrale al livello delle gallerie
    15. L’opus sectile nella parete d’ingresso
    16. L’opus sectile delle navate laterali nelle gallerie
    17. La cornice in stucco e i travi di legno nelle navate laterali delle gallerie
    18. I mosaici nelle navate laterali delle gallerie
    19. Il nartece superiore
    20. Gli ambienti a sud del nartece superiore
    21. La cupola
    22. Ancora l’opus sectile al pianterreno
    23. I passaggi con voltina a botte al pianterreno
    24. I mosaici dell’invaso centrale
    25. Sculture architettoniche dell’arredo
    26. L’endonartece
  • Conclusioni
  • Opere citate

Eugenio Russo

Eugenio Russo è professore ordinario di Archeologia e Storia dell’Arte Paleocristiana e Altomedievale presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Bologna. Ha pubblicato di recente un volume sui monumenti paleocristiani di Efeso: Sulla cronologia del S. Giovanni e di altri monumenti paleocristiani di Efeso, Wien 2010.

Questo volume è stato pubblicato grazie al contributo della Asset Banca S.p.A.

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