Ludica. Annali di storia e civiltà del gioco. 21-22, 2015-2016.

Fondazione Benetton Studi Ricerche

"Jeux éducatifs et savoirs ludiques dans l’Europe médiévale/Educative Games and Ludic Knowledge in Medieval Europe"

Testata: Ludica. Annali di storia e civiltà del gioco • Anno di pubblicazione: 2016
Edizione cartacea
pp. 176, ISBN: 9788867288366
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Edizione digitale

Throwing Games, Contests, Football, Games of Chance described in the Registers of the Apostolic Penitentiary (circa 1440-1490)
Arnold Esch

The petitions submitted to the Apostolic Penitentiary in Rome contain frequent references to – and sometimes even detailed descriptions of – various games. In order to gain absolution, the petitioners, almost exclusively clerics, first had to explain precisely their responsibility regarding the death of another person (here, caused by accidents during play). The source thus provides plenty of unexpected information on children’s games, throwing games, ball games (even with an early description of a football game), wrestling, bullfighting, shooting, dice and card games and other games from all countries of Europe with many details on rules, arrangements, geographic distribution patterns and specific risks of late medieval ludic activities.

Giochi di lancio, competizioni, calcio e giochi di fortuna descritti nei registri della Penitenzieria Apostolica (1440-1490 circa)
Le suppliche rivolte alla Penitenzieria Apostolica di Roma contengono frequenti riferimenti a giochi, a volte fornendone perfino delle descrizioni dettagliate, poiché i supplicanti, quasi sempre dei chierici, per ottenere l’assoluzione prima dovevano spiegare le precise circostanze (qui: un incidente accaduto durante un gioco) che avevano portato alla morte di una persona. In tal modo questa fonte ci fornisce una pletora di insperate informazioni su giochi infantili e giochi di palla (perfino con una precoce descrizione di un gioco di calcio!), su competizioni di lotta e di tiro, sulla tauromachia, sui giochi di carte e di dadi nonché su altri giochi provenienti da tutti i paesi d’Europa, con preziosi dettagli sulle regole, sullo svolgimento, sulla distribuzione geografica tipica e sui rischi specifici del gioco nel tardo medioevo.

Wurfspiele, Kampfspiele, Fußball, Glücksspiele, beschrieben in den Registern der Apostolischen Pönitentiarie (zirka 1440-1490)
In den an die Penitenzieria Apostolica in Rom gerichteten Suppliken werden häufig Spiele genannt und manchmal sogar detailliert beschrieben. Denn die Petenten, fast immer Kleriker, mussten, um Absolution zu erlangen, ihre Schuld am Tod eines anderen (hier: durch einen Unfall beim Spiel) erst einmal genau erzählen. So gewinnen wir aus dieser Quelle eine Fülle von unerwarteten Informationen über Kinderspiele, Wurfspiele, Ballspiele (sogar die frühe Beschreibung eines Fußballspiels!), Ringkämpfe, Stierkämpfe, Schießen, Würfel- und Kartenspiel und andere Spiele aus allen Ländern Europas und erfahren viel über Regeln, Verlauf, typische geographische Verbreitung und spezifische Gefahren spätmittelalterlichen Spielens.


Ludic Marginalities. The Other as Player in Early Modern Visual Culture
Antonella Fenech Kroke

The conquest of the New World and voyages to the East during the Renaissance introduced European culture to the Other. The new imaginary of otherness was not only fuelled by the “discovery” of this Other, but also by his games. As a result, new formulae were developed to depict ludic marginality in images, setting the scene for the beginnings of ethnography and the process of assimilation of the Other. In his Trachtenbuch (1529), Christoph Weiditz presents a group of drawings of Amerindians playing games. While their nudity and variously painted costumes are the main signs of alterity, the formal and symbolic presentation of the bodies and social and ludic practices of peoples from across the seas reveal more than just curiosity for the Other. It also shows a way of perceiving, accepting and ultimately integrating the Other into European societies of the Ancien Régime.

Marginalità ludiche. L’Altro e i suoi giochi nella cultura visiva della prima età moderna
Durante il Rinascimento, con la conquista del Nuovo Mondo e i viaggi in Oriente, la cultura europea incontra l’Altro: non è soltanto la “scoperta” di quest’ultimo che stimola un nuovo immaginario dell’alterità, ma anche l’incontro con i suoi giochi. Sono allora elaborate formule inedite per visualizzare la marginalità (ludica) in immagini, fra le primissime fonti di un’etnografia embrionale e dei processi di assimilazione dell’Altro. Un gruppo di disegni raffiguranti degli amerindi che giocano fa parte del Trachtenbuch (1529) di Christoph Weiditz: se la nudità e i costumi variopinti sono i segni principali dell’alterità, le strategie formali e simboliche per presentare il corpo e le pratiche ludiche e sociali di questi popoli d’oltremare traducono non solo la curiosità per l’Altro, ma rivelano anche le modalità in cui la sua alterità è percepita, accolta e integrata nell’ambito delle società europee d’Ancien Régime.

Ludische Randerscheinungen. Der Andere und seine Spiele in der visuellen Kultur der Frühen Neuzeit
Während der Renaissance begegnet die europäische Kultur mit der Eroberung der Neuen Welt und den Reisen in den Orient dem Anderen. Nicht nur die „Entdeckung“ des Anderen, sondern auch die Begegnung mit den Spielen des Anderen fördert die Entstehung einer neuartigen Bilderwelt der Andersheit. Völlig neue Formeln zur bildlichen Darstellung der (ludischen) Welt an den Rändern der eigenen werden nun entwickelt und zählen heute zu den frühesten Quellen für die beginnende Ethnographie und die Prozesse der Assimilation des Anderen. Eine Reihe von Zeichnungen mit der Darstellung von spielenden Indianern enthält etwa Christoph Weiditz’ Trachtenbuch (1529). Sind auch Nacktheit und bunte Trachten hier die wichtigsten Kennzeichen von Andersheit, so vermitteln die formellen und symbolischen Strategien zur Darstellung des Körpers und der ludischen Praktiken der Überseevölker nicht nur die Neugier für das Andere, sondern offenbaren auch die Art und Weise, in der die Andersheit im Umfeld der europäischen Gesellschaften der Frühen Neuzeit wahrgenommen, aufgenommen und integriert wurde.


Mantova nella Rinascenza: immagini e luoghi della caccia
Paolo Carpeggiani

Le fonti documentano l’assidua attività venatoria praticata dai Gonzaga; tra i tanti avvenimenti spiccano le cacce che nel 1530 videro protagonista l’imperatore Carlo V in visita a Mantova. Sono invece meno frequenti le immagini relative al tema. Le più antiche scene di caccia, pregevole testimonianza della pittura tardogotica in Lombardia (secondo decennio del ’400), si trovano in un palazzo situato nell’attuale via Marangoni, appartenuto a un ramo collaterale dei Gonzaga. Nel Palazzo Ducale di Mantova temi venatori caratterizzano le lunette della “sala della Scalcheria”, decorata da Lorenzo Leonbruno per Isabella d’Este. Sorprende la selvaggina pregiata presente sia nella volta della “camera del Pesce” (Appartamento della Rustica), sia nelle bordure degli arazzi gonzagheschi (Storie di Mosè), ora a Milano (Museo del Duomo). La corte gonzaghesca era rinomata per la pratica della falconeria, tema iconografico cui si ispira un ambiente (“camera dei Falconi”) nel Palazzo Ducale (Lorenzo Costa il Giovane, 1576-1592). Scene di caccia sono anche nel Palazzo Te, in due tondi della “sala dei Venti” (segni del Cancro e della Bilancia, ante 1530). I Gonzaga disponevano, naturalmente, di palazzine destinate al ristoro dopo la caccia; pressoché integra si conserva, per la parte architettonica, quella del Bosco di Marmirolo (della Fontana), ideata da Giuseppe Dattaro (1592) e completata poco dopo da Anton Maria Viani.

Mantua during the Renaissance: hunting images and locations
Documentary sources confirm the Gonzaga’s assiduous practice of hunting. Among the many accounts, the hunts in 1530 stand out for the presence of the Emperor Charles V while on a visit to Mantua. However, images of hunting are far fewer than written accounts. The oldest hunting scenes – from the late Gothic period in Lombardy (second decade of the 15th century) – are to be found in a palazzo in what is today Via Marangoni that once belonged to a lesser member of the Gonzaga family. Lunettes in the “Sala della Scalcheria” in Mantua’s Ducal Palace have hunting scenes painted by Lorenzo Leonbruno for Isabella d’Este. The vault of the “Camera del Pesce” (in the “Appartamento della Rustica”) as well as the borders of the Gonzaga Storie di Mosè tapestries – now in Milan’s Duomo Museum – are decorated with a surprising array of wild game. The Gonzaga court was renowned for the practice of falconry, images of which decorate the “Camera dei Falconi” in the Ducal Palace (Lorenzo Costa the Younger, 1576-1592). Hunting scenes are also to be found in Palazzo Te in two tondi in the “Sala dei Venti” (in the zodiac sign of Cancer and Libra, painted before 1530). As befitted their rank, the Gonzaga owned several hunting lodges in which to rest after hunting. One of the best preserved from an architectural point of view is the “Bosco della Fontana” hunting lodge at Marmirolo, designed by Giuseppe Dattaro (1592) and completed shortly afterwards by Anton Maria Viani.

Mantoue à la Renaissance : images et lieux de la chasse
Les fonds documentent l’activité cynégétique assidue pratiquée par les Gonzague ; parmi les nombreuses festivités se distinguent les chasses de 1530 auxquelles assista l’empereur Charles Quint en visite à Mantoue. Sont en revanche beaucoup moins fréquentes les images relatives à ce thème. Les plus anciennes scènes de chasse, précieux témoignages de la peinture gothique tardive de Lombardie (seconde décennie du XV e siècle), se trouvent dans un palais situé dans l’actuelle via Marangoni, ayant appartenu à une branche parente des Gonzague. Dans le Palais Ducal de Mantoue les thèmes cynégétiques ornent les lunettes de la “Salle de la Scalcheria”, décorée par Lorenzo Leonbruno pour Isabelle d’Este. Surprenantes les images de gibier de choix présentes dans la voûte de la “Chambre du Poisson” (Appartement de la Rustica), comme dans les bordures des tapisseries des Gonzague (Histoires de Moïse), désormais à Milan (Musée du Dôme). La cour des Gonzague était renommée pour la pratique de la fauconnerie, thème iconographique dont s’inspire un espace (“Chambre des Faucons”) du Palais Ducal (Lorenzo Costa le Jeune, 1576-1592). Des scènes de chasse existent aussi au Palais Te, dans deux alcôves de la “Salle des Vents” (signes du Cancer et de la Balance, datant d’avant 1530). Les Gonzague disposaient, naturellement, de petites résidences destinées au repos après la chasse ; est presque intégralement conservée, pour sa partie architectonique, celle du Bosquet de Marmirolo (de la Fontaine), conçue par Giuseppe Dattaro (1592) et achevée peu après par Anton Maria Viani.


I caffè romani tra storia e cultura. Dal caffè dell’Ancien Régime al café chantant a Roma: conversazioni, giochi, musica, canzoni, balli, comici e sciantose (fine XVII secolo-Belle Époque)
Maria Luisa Lombardo

Il saggio ricostruisce i caffè romani settecenteschi attraverso lo studio dei documenti del fondo Camerale II, Arti e mestieri, conservato presso l’Archivio di Stato di Roma. L’analisi di questo materiale che va dal 1776 al 1794, ha offerto una serie di informazioni inedite sui caffè romani che, gestiti dalla corporazione dei caffettieri, erano concentrati nei rioni più popolosi della città: Ponte, Parione, Regola, Monti. A Roma, per la particolare situazione politico-culturale, i caffè dell’Ancien Régime assomigliavano alle taverne o locande di antica tradizione e non presentavano nessuno dei caratteri dei caffè di Milano e di Napoli che sono i principali centri dell’Italia illuministico-riformatrice. Il saggio, alla ricerca degli elementi ludici, indaga i tipi di locali, i frequentatori e l’offerta delle bevande e dei dolci, che dalla fine del secolo XVIII diventa sempre più ricca, con caffè, tè, cioccolata, pasticcini e biscotti. Dai caffè dell’Ottocento si giunge alla Belle Époque romana con i suoi caffè concerto; un nuovo divertimento che è appena accennato, perché è un’altra storia che deve essere ancora scritta e approfondita.

Roman cafés: history and culture. From Rome’s cafés under the Ancien Régime to the café chantant – conversation, games, music, songs, dances, comics and sciantose (end of the 17th century-Belle Époque)
The essay describes Rome’s 18th-century cafés by means of the official business registers (fondo Camerale II, Arti e mestieri) in Rome’s State Archive. The material examined spans the years 1776 to 1794, and provides hitherto unpublished information on Rome’s cafés. Managed by the guild of the caffettieri, coffee shops were concentrated in the city’s most populous neighbourhoods: Ponte, Parione, Regola and Monti. Given Rome’s particular political and cultural situation, the city’s Ancien Régime cafés resembled traditional taverns or inns and were nothing like the cafés of Milan and Naples that were hubs for an Italy engaging with the Enlightenment and reforms. Although focused on the cafés’ ludic elements, the essay also enquires into the type of premises, the patrons of the cafés and what kind of drink and pastries were available (from the end of the 18th century, the fare became increasingly varied with coffee, tea, chocolate, pastries and biscuits on offer). Following on from the 19th century, the Belle Époque in Rome was marked by its cafés chantants. Scant mention is made, however, of this new form of entertainment, as this is another story yet to be researched and written.

Les cafés romains entre histoire et culture. Du café de l’Ancien Régime au café chantant à Rome : conversations, jeux musique, chansons, bals, comiques et chanteuses (fin du XVIIe-Belle Époque)
Cet essai reconstruit les cafés romains du XVIII e siècle à travers l’étude des documents du fondo Camerale II, Arti e mestieri, conservé par les Archives d’État de Rome. L’analyse de ce matériau qui va de 1776 à 1794, a offert une série d’informations inédites sur les cafés romains qui, gérés par la corporation des cafetiers, étaient concentrés dans les quartiers les plus peuplés de la cité : Ponte, Parione, Regola et Monti. À Rome, du fait de sa situation politico-culturelle particulière, les cafés de l’Ancien Régime ressemblaient aux tavernes et aux auberges traditionnelles et ne présentaient aucune des caractéristiques des cafés de Milan et de Naples qui sont les principaux centres de l’Italie réformatrice des Lumières. Cet essai, à la recherche des éléments ludiques, étudie les types de locaux, les clients et l’offre de boissons et de desserts, qui, depuis la fin du XVIII e siècle deviennent toujours plus riches, avec le café, le thé, le chocolat, les pâtisseries et les biscuits. Aux cafés du XIXe siècle s’ajoutent à Rome à la Belle Époque les cafés concerts ; un nouveau divertissement à peine évoqué, parce qu’il s’agit d’une autre histoire qui doit encore être écrite et approfondie.


Venice 1848: Risorgimento fervour and lotteries. A patriotic undertaking
Gherardo Ortalli

Publicly sponsored lotteries, even for political and military ends, are a very old practice. In Italy, probably the earliest lottery was organised in Milan in 1448 as an attempt to bolster the treasury of the troubled young Ambrosian Republic established in 1447. A similar venture was tried in the Republic of Venice where, following the temporary end of Habsburg domination in 1848, Vincenzo Tergolina, a local aristocrat, strove to finance a lottery in aid of the Republic backed by his own personal fortune. The patriottica impresa did not obtain government approval, however, at which Tergolina tried to float his project in Florence, organizing a lottery for the benefit of the Venice government in the Tuscan city. But just as the plan was about get underway, the Tuscan Republic came to an end with the return in 1849 of the Grand Duke of Tuscany, Leopold II of Habsburg. The affair is nonetheless interesting for the way Italian Risorgimento passions became entangled with the history of lotteries.

Venezia 1848: spiriti risorgimentali e lotterie. Una “patriottica impresa”
La pratica delle lotterie per iniziative pubbliche anche a fini di carattere politico e militare è molto antica. In particolare per l’Italia il caso probabilmente più precoce risale al 1448, quando in Milano si volle sostenere economicamente la difficile vita della giovane Repubblica Ambrosiana, nata nel 1447, con una lotteria. Un’esperienza analoga fu tentata nella Repubblica di Venezia dove, dopo la temporanea fine della dominazione asburgica nel 1848, il nobile Vincenzo Tergolina volle finanziare l’iniziativa a favore della Repubblica con il proprio patrimonio personale. La “patriottica impresa” non ebbe peraltro l’approvazione del governo e Tergolina tentò allora di dare corpo al suo progetto da Firenze, organizzando in quella città la lotteria, sempre a favore del governo veneziano. Proprio quando l’iniziativa doveva concretamente partire, però, la Repubblica Toscana ebbe fine con il ritorno nel 1849 del Granduca Leopoldo II d’Asburgo. La vicenda è comunque interessante per la commistione fra le passioni del Risorgimento italiano e la storia delle lotterie.

Venise en 1848 : fièvre du Risorgimento et loteries. Une “entreprise patriotique”
La pratique des loteries à initiative publique, même à des fins politiques et militaires, est très ancienne. En particulier pour l’Italie le cas qui est probablement le plus précoce remonte à 1448 quand à Milan on voulut soutenir économiquement la vie difficile de la jeune République ambrosienne, née en 1447, avec une loterie. Une expérience analogue fut tentée par la République de Venise où, après la fin temporaire de la domination des Habsbourg en 1848, le noble Vicenzo Tergolina voulut financer l’initiative en faveur de la République avec son propre patrimoine personnel. L’“entreprise patriotique” n’obtint pourtant pas l’approbation du gouvernement et Tergolina tenta alors de donner corps à son projet depuis Florence, organisant dans cette ville la loterie, toujours en faveur du gouvernement vénitien. Au moment où cette initiative devait véritablement prendre corps, cependant, la République toscane prit fin avec le retour en 1849 du grand-duc Léopold II. Cet événement est cependant intéressant pour l’alliance qu’il met en évidence entre les passions du Risorgimento italien et l’histoire de la loterie


«Il gusto dello sport» nel codice civile italiano del 1865
Antonio Cappuccio

Il presente contributo tenta di dimostrare come, nonostante il “silenzio” messo in campo dal primo codice civile italiano, la dottrina giuridica di fine Ottocento trovò il modo per assicurare piena tutela legale al fenomeno sportivo. Con argomenti talvolta lucidi e talaltra inconsistenti, i giuristi proposero un’interpretazione estensiva dell’articolo 1803 su contratti di gioco e scommesse. Dalle antiche competizioni risalenti al periodo romano, alle gare disputate in occasione delle nuove Olimpiadi dell’era moderna, passando attraverso biliardo, scacchi, ascensioni alpine, scherma, tiro a segno, calcio, rugby e ciclismo, le opere di settore prese in esame testimoniano vitalità e complessità di una parte dell’universo ludico, quella legata al gesto atletico, a cavaliere tra XIX e XX secolo.

“A taste for sport” in the 1865 Italian Civil Code
The paper aims to demonstrate how, despite the only passing reference made by Italy’s first Civil Code, legal doctrine at the end of the 19th century found a way of guaranteeing full legal protection to sports. Using arguments ranging from the extremely pertinent to the highly inconsistent, legal experts proposed a broad interpretation of article 1803 governing contracts of gaming and gambling. Referring to contests dating back to Ancient Rome, competitions held during the recent Olympic Games, billiards, chess, mountain climbing, fencing, target shooting, soccer, rugby and cycling, the treaties written by jurists of the time bear witness to the vitality and wide range of sports practised in the years straddling the 19th and 20th centuries.

“A taste for sport” in the 1865 Italian Civil Code
The paper aims to demonstrate how, despite the only passing reference made by Italy’s first Civil Code, legal doctrine at the end of the 19th century found a way of guaranteeing full legal protection to sports. Using arguments ranging from the extremely pertinent to the highly inconsistent, legal experts proposed a broad interpretation of article 1803 governing contracts of gaming and gambling. Referring to contests dating back to Ancient Rome, competitions held during the recent Olympic Games, billiards, chess, mountain climbing, fencing, target shooting, soccer, rugby and cycling, the treaties written by jurists of the time bear witness to the vitality and wide range of sports practised in the years straddling the 19th and 20th centuries.


La place du jeu dans l’éducation du prince d’après Gilles de Rome et son traducteur Guillaume (XIIIe-XIVe siècle)
Noëlle-Laetitia Perret

Gilles de Rome (1243-1316) rédige son De regimine principum à l’intention du jeune Philippe le Bel vers 1279. Il puise aux sources des textes d’Aristote, à peine redécouverts, pour réactualiser la question de l’éducation, et plus particulièrement celle de l’activité ludique. En parlant du jeu, il se réfère à des exercices, physiques et mentaux, pouvant apporter un certain plaisir. Le jeu, qui caractérise la nature même de l’enfant, est considéré comme irraisonnable. C’est pourquoi il importe de le limiter pour éviter tout excès. Le jeu apparaît toutefois comme un instrument utile au bon développement de l’enfant mais également comme un moyen efficace qui permet de préparer l’enfant à s’intégrer à la société des adultes. De manière particulièrement originale, Guillaume, translator de Gilles de Rome en 1330, adapte et “ré-interprète” ses propos sur le jeu, en fonction de ses connaissances et de son expérience, influencées par la tradition juive.

The Role of Play in a Prince’s Education according to Giles of Rome and his Translator Guillaume (13th-14th centuries)
Giles of Rome (1243-1316) wrote his De regimine principum for Philip the Handsome around 1279. He drew on recently re-discovered texts by Aristotle to revive the question of education and especially play and games. He writes of play as a pleasurable physical and mental exercise. However, he considers the sort of play characteristic of the young child as unreasonable, advising it be limited to avoid all excesses. Nonetheless, play is seen as a useful tool not only for the sound development of the child but also as an effective means of preparing a young person to become a member of adult society. In 1330, Giles of Rome’s translator, Guillaume, adapted and ‘re-interpreted’ Giles’ comments on play in the light of his own experience and knowledge moulded by the Jewish tradition.

Der Stellenwert des Spiels in der Erziehung des Prinzen nach Aegidius Romanus und seinem Übersetzer Wilhelm (13. bis 14. Jahrhundert)
Aegidius Romanus (1243-1316) schrieb sein De regimine principum um 1279 für den jungen Philipp den Schönen. Als Quellen zieht er gerade wiederentdeckte Schriften von Aristoteles heran, anhand derer er die Frage der Erziehung und insbesondere auch die ludischen Aktivitäten erörtert. Bei seiner Abhandlung des Spielens bezieht er sich auf körperliche und geistige Übungen, die ein gewisses Vergnügen bereiten können. Das Spielen, das Kennzeichen der ureigenen Natur des Kindes ist, wird als unvernünftig betrachtet und sollte darum beschränkt werden, um jegliche Übermäßigkeit zu vermeiden. Das Spielen erscheint dabei mal als nützliches Instrument zur Förderung der Entwicklung des Kindes, mal als wirksames Mittel, um das Kind auf seine Eingliederung in die Gesellschaft der Erwachsenen vorzubereiten. Auf ganz originelle Weise adaptiert Wilhelm als translator von Aegidius Romanus 1330 dessen Worte über das Spielen und „reinterpretiert“ sie vor dem Hintergrund seiner durch die jüdische Tradition geprägten Kenntnisse und Erfahrungen.


Language Immersion through Movement Games and Play in Late Medieval Europe
Sophie Caflisch

To date, medievalists have never related the modern concept of immersive language learning to medieval multilingualism. In this paper the link between movement games, outdoor play and immersive learning in late medieval Europe is investigated by means of three sources. Statutes from the University of Angers advise teachers to oblige their students to keep movement games a Latin-only activity. Thirty years later, Juan Luis Vives gives a technical view of immersive language learning during games, explaining how teachers can take advantage of these activities to enhance their students’ speaking abilities. Similar approaches were also adopted in the courtly environment. In the Weisskunig, Maximilian I’s father is said to have gathered boys from all over Europe to oblige his son to learn their mother tongues. These examples suggest that medieval educators were of the opinion that students’ enthusiasm for play enhanced the language learning experience.

Immersione linguistica tramite giochi di movimento e attività ludiche nell’Europa tardomedievale
Non esistono studi medievistici in cui il concetto moderno dell’immersione linguistica sia correlato al plurilinguismo medievale. Il contributo indaga sul nesso tra giochi di movimento, attività ludiche all’aperto e immersione linguistica sulla base di tre fonti. Negli statuti dell’Università di Angers i docenti sono chiamati a obbligare i propri allievi all’uso esclusivo della lingua latina nei giochi di movimento. Trent’anni più tardi Juan Luis Vives propone delucidazioni tecniche sull’immersione linguistica durante il gioco spiegando come gli insegnanti possano approfittare delle attività ludiche per migliorare le capacità linguistiche dei loro studenti. Approcci simili si osservano anche in ambiente cortigiano. Secondo il Weisskunig il padre di Massimiliano I avrebbe radunato fanciulli provenienti da tutta Europa per far imparare le loro madrelingue a suo figlio. Tali esempi suggeriscono come presso gli educatori medievali fosse diffusa l’opinione che l’entusiasmo degli allievi per il gioco fosse in grado di promuovere l’apprendimento delle lingue straniere.

Spracherwerb mit Immersion durch Bewegungsspielen im spätmittelalterlichen Europa Bislang wurde von der Mediävistik keinerlei Beziehung zwischen dem modernen Konzept des Spracherwerbs durch Immersion und der Mehrsprachigkeit im Mittelalter gesehen. Der Artikel untersucht die Verbindung zwischen Bewegungsspielen, Spielen im Freien und immersivem Spracherwerb im spätmittelalterlichen Europa anhand von drei Quellen. In den Satzungen der Universität Angers werden die Lehrer dazu angehalten, ihre Schüler dazu zu verpflichten, bei Bewegungsspielen ausschließlich auf Latein zu sprechen. Dreißig Jahre später gibt Juan Luis Vives einen technischen Einblick in den immersiven Spracherwerb durch Spiele und erläutert, wie Lehrer das Spielen zur Förderung der sprachlichen Fähigkeiten ihrer Schüler nutzen können. Ähnliche Ansätze sind auch im höfischen Umfeld zu finden. Im Weißkunig heißt es vom Vater Maximilians I., er habe Knaben aus ganz Europa um sich versammelt, damit sein Sohn deren Muttersprachen erlernen könne. Diese Beispiele legen nahe, dass bei mittelalterlichen Erziehern die Ansicht verbreitet war, dass durch die Begeisterung der Schüler für das Spiel der Spracherwerb gefördert werden könne.


Jouer dans la cité des humanistes. Les confréries de jeunesse à Florence au XVe siècle
Ilaria Taddei

Dans la Florence de l’humanisme, à partir du début du XV e siècle, prend forme un mouvement confraternel ad hoc pour les jeunes, porteur d’un dessein pédagogique globalisant, partagé par les laïcs et les religieux. À l’intérieur des societates puerorum, adulescentium et iuvenum, les pratiques qui s’adaptent le mieux aux valeurs et aux modèles d’apprentissage de la pédagogie humaniste, ainsi qu’aux attentes morales des réformateurs religieux, sont les représentations sacrées. Ces « piacevoli exercitii » ont une double vocation, civile et morale, qui consiste à éduquer les jeunes par les gestes et par la parole et à les familiariser avec l’art dévot florentin. Cette forme d’éducation totale, qui, à partir de la vue, engage tous les autres sens jusqu’à atteindre la vision de l’âme, enseigne aux confrères, comme à l’ensemble des Florentins, à lire les images sacrées, tout en leur transmettant les vertus incarnées par les personnages bibliques des drames sacrés.

Playing in the city of the Humanists. Youth confraternities in Florence in the 15th century
A centre of humanism, Florence from the beginning of the 15th century saw the birth of a series of ad hoc youth confraternities with far-reaching pedagogic aims. Embracing both lay and Church members, these societates puerorum, adulescentium et iuvenum focused especially on enactments of mystery or miracle plays, considered the practice best suited to humanist values and teaching models, and reflecting the moral expectations of the religious reformers of the day. “Piacevoli exercitii”, the plays had a dual civil and moral aim: to educate young people in gesture and words and expose them to the religious art of Florence. This all-embracing educational experience, which begins with the eyes to then engage all the other senses and reach a vision of the soul, taught its young members, but also all Florentines, how to read holy images and recognize the virtues embodied in the biblical characters portrayed in the mystery plays they enacted.

Spielen in der Stadt der Humanisten. Die Florentiner Jugendbruderschaften im 15. Jahrhundert
Im Florenz der Humanisten bildete sich seit dem Beginn des 15. Jahrhunderts eine Bewegung ad hoc entstandener Bruderschaften für Jugendliche mit umfassenden pädagogischen Zielen heraus, an denen sowohl Laien als auch Kleriker beteiligt waren. Innerhalb dieser societates puerorum, adulescentium et iuvenum war die Sacra rappresentazione diejenige Praktik, die am besten den Werten und Lehrformen der humanistischen Pädagogik wie auch den moralischen Ansprüchen der religiösen Reformer entsprach. Diese „piacevoli exercitii“ hatten einen doppelten Zweck, der in der Erziehung der Jugendlichen mit Wort und Tat und in ihrer Heranführung an die Florentiner fromme Kunst bestand. Diese Form der ganzheitlichen Erziehung, die beginnend mit dem Gesichtssinn alle anderen Sinne bis zur Erlangung der Erleuchtung einbezog, vermittelte den Mitbrüdern wie den Florentinern insgesamt das Verständnis der sakralen Bilder, indem die von den biblischen Figuren der sakralen Dramen verkörperten Tugenden auf sie übertragen wurden.


« Aguzzar l’ingegno dei giovani ». Jeux, mathématiques et violences symboliques au Quattrocento
Francesca Aceto,

Le Quattrocento constitue un observatoire privilégié permettant d’étudier les modalités sociales et intellectuelles de production et de transmission des savoirs destinés à l’éducation des jeunes dans un moment de profondes transformations politiques et sociales. La question de l’encadrement des jeunes devient une véritable urgence sociale : prédicateurs, réformateurs et humanistes interviennent sur les formes de la sociabilité juvénile, se préoccupant d’en définir les modalités, les temps et les espaces. Dans ce contexte, l’usage des jeux mathématiques comme techniques intellectuelles et comme vecteurs de conduites sociales tient un rôle important largement méconnu par la recherche historique. Dans cette perspective, cet article se propose de fournir quelques éléments de réflexion sur la culture ludique du Quattrocento, à travers l’étude des manuels de mathématiques pratiques, largement diffusés dans la péninsule italienne entre le XIV e et le XV e siècle.

“Sharpening the minds of the youth”. Games, mathematics and symbolic violence during the 15th century
The Quattrocento is an excellent observatory from which to study the social and intellectual approach to what was taught the young generation – and how it was taught – during these times of far-reaching political and social change. The question of shaping young minds was considered a real social emergency. Preachers, reformers and humanists were all concerned with the manner in which youth should engage in social activities, taking pains to define appropriate modalities, timeframes and spaces. In this context, an important role was played by mathematical games. Considered intellectual exercises and instrumental to acceptable social conduct, these activities have been largely unexplored by historical research. The article aims to provide insights into ludic culture during the Quattrocento as revealed by the mathematics textbooks widely used throughout the Italian peninsula between the 14th and 15th centuries.

„Zur Schärfung des Geistes der Jugend“. Mathematische Spiele und symbolische Gewalt im 15. Jahrhundert
Das Quattrocento ist ein ausgezeichneter Ausgangspunkt, der sich besonders eignet zur Erforschung der sozialen und geistigen Umstände, unter denen in einem Moment tiefgreifender politischer und gesellschaftlicher Veränderungen Wissen über die Bildung und Erziehung von Jugendlichen generiert und weitergegeben wurde. Die Erziehungsfrage wird geradezu zu einem drängenden gesellschaftlichen Problem: Prediger, Reformer und Humanisten äußern sich zu den Umgangsformen Jugendlicher mit entsprechenden Vorgaben zu Raum, Zeit und Art und Weise. In diesem Zusammenhang spielen mathematische Spiele als geistige Techniken und Vehikel zur Vermittlung sozialer Verhaltensnormen eine wichtige Rolle, die bislang von der historischen Forschung kaum beleuchtet wurde. Vor diesem Hintergrund bietet der Artikel anhand der Untersuchung von im 14. und 15. Jahrhundert auf der Apenninenhalbinsel weit verbreiteten, praxisorientierten Mathematikbüchern Anhaltspunkte zur Reflexion der ludischen Kultur des Quattrocento.