Critica del testo. VIII/1, 2005. Sensi, sensazioni, sentimenti

Testata: Critica del testo • Anno di pubblicazione: 2006
Edizione cartacea
pp. viii+608, ISBN: 9788883342356
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Premessa
Roberto Antonelli


Il senso del senno
Simonetta Bianchini

Il senso del senno
Sènso < SENSUS e sénno < SĬNNŌ- presentano una molteplicità di significati, spesso intersecantisi fra di loro, che dimostrano la complessità dei reciproci rapporti nonché della loro storia. Si intende qui proporre una evoluzione linguistica che, per il suo carattere di oralità (i testi letterari sono solo il punto di arrivo di un lungo processo), si presenta problematica ma forse non impossibile, e in grado di spiegare tante incongruenze che in realtà sono solo apparenti.

The terms ‘senso’ and ‘senno’ have a variety of meanings which often intersect and demonstrate the complexity of their interrelations as well as that of their history. This article proposes a linguistic evolution which, because it is based on the oral tradition (literary texts are the arrival point of a long process), seems to be problematic, but is perhaps not impossible and moreover explains many incongruences that are really only apparent.


The Paradoxes of Heloise : I : The First Letter
Peter Godman

The Paradoxes of Heloise. I. The First Letter
L’articolo in questione effettua una disamina sia del ruolo del paradosso nel pensiero morale di Eloisa sia del ruolo che ella assunse quale critica di teologia, mettendo così in evidenza la sua indipendenza da Abelardo. Il loro rapporto viene dunque presentato come profondamente dialettico, cosa che inficia l’ipotesi di falsificazione o di contraffazione.

This article examines the role of paradox in the moral thought of Heloise and the role she played as a theological critic. Her independence from Abelard established, their relationship is presented as deeply dialectical, excluding the hypothesis of falsification or forgery.


I sensi di Eloisa e la mutilazione di Abelardo (nell'interpretazione di Jean de Meun)
Luciano Rossi

I sensi di Eloisa e la mutilazione di Abelardo (nell’interpretazione di Jean de Meun)
Muovendo dal presupposto che le cosiddette epistole “amorose” attribuite alla badessa del Paracleto siano state rielaborate negli anni successivi alla loro prima composizione, l’articolo ne esamina i fondamenti filosofici e le fonti classiche, per giungere alla conclusione che l’idea di Natura che ne struttura l’impianto ideologico sia sostanzialmente diversa da quella propugnata dallo stesso Abelardo. Ne risulta una rivalutazione del pensiero di Eloisa e della sua abilità letteraria.

This article is based on the supposition that the so-called “amorous” letters attributed to the Abbess of the Paraclete were revised in the years after they were first written. It examines their philosophical bases and classical sources and arrives at the conclusion that the idea of nature which supports their ideological structure is substantially different from the one propagated by Abelard himself. As a result, Heloise’s own philosophical thought and literary skill is re-evaluated.


Sunt duo, nec duo sunt : l'uguaglianza d'amore nella narrativa francese del XII secolo
Massimiliano Gaggero

«Sunt duo, nec duo sunt»: l’uguaglianza d’amore nella narrativa francese del XII secolo
Partendo dall’analisi dei problemi testuali e di traduzione relativi a due passi del poemetto antico francese Piramus et Tisbé, l’articolo esamina i testi in cui la somiglianza traduce sul piano dell’evidenza esteriore il legame affettivo tra amanti o amici, indagando le corrispondenze tra queste rappresentazioni, da un lato, e la trattatistica sull’amicizia e l’esegesi biblica, dall’altro. Da ultimo si osserva come in alcuni casi il motivo della somiglianza tra amanti riceva un trattamento volta a volta diverso nelle redazioni successive di un testo.

In this article, starting with an analysis of textual and translation problems related to two passages from the ancient French poem Piramus et Tisbé, we examine texts in which the affective bond that unites friends and lovers is shown at an exterior level by the similarity between them. We investigate the correspondence between these representations, on the one hand, and treatises on friendship as well as biblical exegesis, on the other. Finally we show how the motif of similarity between lovers is often given different treatment in successive editions of the same text.


I sensi ingannati : forme e funzioni dell'artificiale fra i secoli XI-XII
Fabrizio Costantini

I sensi “ingannati”: forme e funzioni dell’artificiale fra i secoli XI-XII
Attraverso l’esemplificazione di tre sondaggi testuali di opere provenienti da contesti differenti per luogo d’origine, cronologia e genere letterario (Roman de Troie, Carmen CXCVI Adelae comitissae di Baudri di Bourgueil, Voyage de Charlemagne en Orient), il contributo mette in luce come l’artificialità, nell’accezione ampia di «evocazione sostitutiva del reale» (Roncaglia), non sia un concetto associabile esclusivamente alla cultura moderna e contemporanea, ma, grazie anche alla rinnovata riflessione sulla natura della cosiddetta “Scuola di Chartres”, trovi nel Medioevo una specifica dimensione, come sintesi di una dialettica che identifica i suoi poli con l’uomo (artifex) e Dio (Artifex). L’artificiale si sviluppa nella produzione letteraria coeva secondo delle specifiche linee-guida: in base ai contesti, alle funzioni e alle forme in cui si manifesta e si relaziona con il soggetto umano, esso assume di volta in volta una valenza predominante che va dal piacere psico-fisico (“delizia dei sensi”), all’apprendimento (funzione didattico-cognitiva), allo stupore (esotismo e mirabilia).

This article throws light on the fact that artificiality, in the broad sense of «evocation as a substitute for reality» (Roncaglia) is not a concept that should be associated exclusively with modern and contemporary culture. On the contrary, thanks to a renewed reflection on the nature by the so-called “Chartres school”, we can find a specific dimension of the artificial in the Middle Ages, the synthesis of a dialectic between the opposite poles of Man (artifex) and God (Artifex). This is exemplified by three textual researches in works taken from different contexts as regards the places of origin, chronology and literary genres (the Roman de Troie, Carmen CXCVI Adelae comitissae by Baudri of Bourgueil, Voyage de Charlemagne en Orient). Artificiality develops in coeval literary production along specific guidelines. According to the different contexts, functions and forms under which it becomes manifest and relates to the human subject, the predominant combinations into which it enters may be the psycho-physical (the delight of the senses), learning (the didactic-cognitive function), or amazement (exoticism and mirabilia).


Svenire per troppa emozione
Arianna Punzi

Svenire per troppa emozione
L’articolo si propone di sondare la presenza del motivo della “perdita dei sensi” nella narrativa antico-francese. In particolare obiettivo dell’analisi sarà quello di comprendere se la relazione fra svenimento ed eccesso emotivo si configuri nei testi non solo come ritorno di temi ed immagini fisse, ma si coaguli intorno a parole chiave e concetti circoscrivibili.

This article examines the presence of the motif of “loss of consciousness” in Old French narrative. The particular object of the analysis is that of understanding whether the relation between fainting and an excessively strong emotion appears in the texts only as a repetition of conventional themes and images or whether it is closely connected with certain key-words or with concepts that can be circumscribed.


Le queor est vn mult saluage beste ... : i sensi in una traduzione anglo-normanna dell'Ancrene Wisse (London, British Library, Cotton Vitellius F. vii)
Annalisa Landolfi

«Le queor est vn mult saluage beste …». I sensi in una traduzione anglo-normanna dell’Ancrene Wisse (London, British Library, Cotton Vitellius F. vii)
All’interno dell’esperienza linguistica e culturale anglo-normanna si inserisce una traduzione in French of England dell’Ancrene Wisse, testo ben noto agli anglisti per la sua posizione centrale nel panorama della letteratura medio-inglese. L’analisi del tema dei cinque sensi, così come viene trattato in questo manuale di comportamento spirituale per anacorete, consente di evidenziare, oltre i connaturati legami con la patristica e l’esegetica, alcuni costituenti di un sistema culturale complesso. L’indagine su tale sistema, che vede interagire tre ambiti linguistici – latino inglese e francese – e le relative letterature, sembra ormai indispensabile per lo studio del fenomeno anglo-normanno.

Among the linguistic and cultural works of the Anglo-Norman period, a translation into the French of England can be found of the Ancrene Wisse, a text well-known to English scholars on account of its central position in the panorama of Middle-English literature. The analysis of the theme of the five senses, as it is treated in this manual of spiritual exercise for anchoresses, evidences besides the deeply-rooted connection between patristics and esegesis some constituents of a complex cultural system. It seems indispensable, now, for the study of the Anglo-Norman phenomenon, to carefully research this system, which is based on the interaction of three languages and literatures, Latin, English and French.


Meretrices dictae ab oscenitatis et odoris similitudine : elementi di misoginia nel lessico latino e negli esiti romanzi
Silvia Conte

«Meretrices dictae ab obscenitatis et odoris similitudine»: elementi di misoginia nel lessico latino e negli esiti romanzi
A partire dall’analisi del luogo dell’Eneas in cui viene rielaborata la narrazione virgiliana relativa al concubito di Didone con Enea nella grotta, si indaga la possibilità che la scelta del sintagma maintenir en putage, usata al v. 1572 per descrivere la natura del coniugium, sia stata veicolata dalla tradizione glossografica. Si propone anche l’ipotesi che per l’autore dell’Eneas valesse il collegamento del termine putage con l’aggettivo put, sia per sovrapponibilità grafica, sia per il possibile influsso, pure mediato, della tradizione che fa capo al sintagma catulliano moecha putida, e comunque in linea con la tradizione misogina del “fetore” femmineo attestata in ambito mediolatino e romanzo. Alla stessa tradizione misogina sembra attingere Dante – qui si ipotizza, attraverso l’auctoritas di Uguccione – per la rappresentazione di Taide a If 18, 133.

Starting with an analysis of the point in Eneas at which Virgil’s story of the sexual union between Dido and Aeneas in the grotto is re-elaborated, we investigate the possibility that the phrase maintenir en putage, used in v.1572 to describe the nature of the coniugium, may have come from the glossographic tradition. We also put forward the hypothesis that the author of Eneas may have seen a connection of the term putage with the adjective put, both because they can be superimposed and due to a possible influence, also mediated, of a tradition going back to the Catullian phrase moecha putida. In any case, it fits in with the misogynous idea of female “stench” evident in the medieval Latin and Romance tradition. We suggest that Dante, on the auctoritas of Uguccione, may have relied on the same tradition for the representation of Taide at If 18, 133.


La pragmatica del senhal trobadorico e la sémiothique des passions
Anatole Pierre Fuksas

La pragmatica del senhal trobadorico e la sémiothique des passions
Questo contributo definisce i senhals, le formule allocutive con le quali i trovatori si rivolgono ai loro interlocutori o ai nobili che celebrano nei loro componimenti, come modalità retoriche in grado di stabilire un collegamento tra le coblas delle canzoni e le tornadas, le appendici metriche che le concludono, sintetizzandole, indirizzandole o dedicandole. La connessione è mediata da procedure di repetitio: ripetendo la stessa espressione nel corso delle canzoni e poi nelle formule allocutive che identificano destinatari o dedicatari, i trovatori acquisiscono i loro nobili interlocutori all’interno delle sue varie articolazioni lessicali che definiscono l’ideologia cortese della fin’amors.

This contribution assesses the senhals, the fictional allocutives used by many provençal troubadours to address their recipients or the noblemen and noblewomen celebrated in their poems as the rhetorical features establishing a connection between the textual body of the song and his tornadas, the contextual appendix usually aimed to conclude and address the composition. The key rhetoric formula is the repetitio: by repeting the same word both in the body of the song and in the fictional allocutive featured by the tornada, the troubadours cast and disguise the audience of their composition into the key-concepts of the courtly love lyrics.


Il tatto e il desiderio in una querelle trobadorica : Bernardo di Ventadorn e Marcabruno
Gaia Gubbini

Il tatto e il desiderio in una querelle trobadorica: Bernardo di Ventadorn e Marcabruno
Nel corpus lirico di Bernardo di Ventadorn la dimensione sensoriale e in particolare il senso del tatto sono una presenza rilevante. La lirica bernardiana si concentra prevalentemente sull’osculum, e quindi sul binomio “tatto + gusto”, in una compartecipazione di sensi che trova un parallelo nella progressione dei gradus amoris. Tuttavia, nel testo Be·m cuidei de chantar sofrir (BdT 70, 13) il trovatore sembra richiedere dopo il bacio anche il plus, termine di cui si analizza la possibile semantica in ambito d’oc e d’oïl. La lirica bernardiana in questione riprende per opposita alcuni luoghi marcabruniani: la richiesta tattile e la posizione ideologica sull’amore qui enunciata da Bernardo appaiono dunque costruite su una polemica anti-marcabruniana. Al testo bernardiano sembra poi legarsi anche il componimento di Peire d’Alvernhe Bel m’es quan la roza floris, attraverso riprese di rimanti e di singoli lessemi: tale legame ci offrirebbe la possibilità di collocare la lirica di Bernardo prima del 1157- 1158, anni già individuati per il testo di Peire.

In the corpus of lyrics by Bernard of Ventadorn, there is a considerable sensory dimension, particularly that of the sense of touch. Bernard’s lyrics concentrate above all on the osculum, and therefore on the combination of touch and taste, a collaboration of the senses parallel to that of progression in the gradus amoris. However, in the text Be.m cuidei de chantar sofrir (BdT 70, 13), the troubadour seems to ask for a plus after the kiss, and we analyse here the semantics of this term in both langue d’oc and langue d’oil. In the lyrics examined, Bernard recovers per opposita some of Marcabruno’s passages: the tactile request and the ideological stance announced by Bernard seem to be inspired by a polemic against Marcabruno. Moreover, the composition Bel m’es quan la roza floris by Peire d’Alvernhe seems to be linked with Bernard’s text through a series of rhymes and single lexemes; these links offer the opportunity to place Bernard’s lyrics before 1157-1158, the years during which Peire’s text has been collocated.


Il cuore inondato (Arnaut Daniel tra aemulatio e Scritture)
Roberto Rea

Il cuore inondato (Arnaut Daniel tra aemulatio e Scritture)
L’autore propone una nuova lettura dei discussi versi di Arnaut Daniel Sols sui qui sai, 26-28. Riconosce inoltre dietro tale luogo una metafora scritturale, cui Arnaut probabilmente ricorre in deliberata aemulatio con Bernart de Ventadorn. Un’analoga strategia è ravvisabile anche dietro la celebre immagine della pioggia amorosa di Ab gai so, 12-14.

The author puts forward a new reading of the much-debated verses of Arnaut Daniel, Sols sui qui sai, 26-28. Furthermore, he perceives in this passage a scriptural metaphor which Arnaut probably uses deliberately in aemulatio of Bernard of Ventadorn. A similar strategy can also be seen in the famous image of amorous rain in Ab gai so, 12-14.


La speranza dei trovatori
Valentina Piovani

La “speranza” dei trovatori
Sulla base di una ricerca concernente le modalità d’uso dei sostantivi occitanici derivati dal verbo esperar, l’articolo si propone di delineare i tratti caratterizzanti della speranza nella lirica trobadorica, allargando retrospettivamente il campo alle influenze della tradizione latina, classica e cristiana.

On the basis of research concerning the way in which nouns derived from the verb esperar were used in the langue d’oc, this article proposes to outline the characteristics of hope in the lyrics of the troubadours, extending the field retrospectively to the influence of the Latin tradition, both classical and christian.


Un ibrido della laicità : le Leys d'amors
Paolo Maninchedda

Un ibrido della laicità: le Leys d’amors
L’articolo ripercorre sommariamente gli studi sulle Leys d’Amors del Consistori del Gay Saber di Tolosa, proponendo una nuova lettura per il I libro della cosiddetta seconda redazione in prosa. Esso possiede un marcato profilo ideologico e punta a dichiarare che la tassonomia metrica e grammaticale – derivata principalmente da Prisciano –è stata interpretata solo come un repertorio tecnico al servizio del poeta-intellettuale, auctoritas civile ligia all’ortodossia cattolica, ma in competizione con i chierici rispetto alla guida etica, estetica e politica della società. Un’ambizione così alta e, in nuce, egemonica, non è però sostenuta da un’adeguata integrazione tra sapere retorico e sapere teologico. La teologia era, ed è, una potente ideologia universale che i mantenedors non dominavano e non frequentavano adeguatamente, per cui la loro rivendicazione di autonomia nella sfera civile è rimasta priva di una visione del mondo che la giustificasse.

The essay peruses the previous studies on the Leys d’amors by Consistori of Gay Saber from Toulouse, suggesting a new interpretation for the first book of what is known as the second prose version. This edition has a marked ideological character since it clearly maintains that the grammatical and metrical taxonomy – mainly derived from Prisciano – has been interpreted exclusively as a technical repertoire for the poet intellectual, who, as a civic auctoritas and follower of the catholic orthodoxy, in fact competed with the clerics for the ethic, aesthetic and political leadership in society. Such a high, potentially hegemonic ambition was not, however, adequately supported by an adequate integration of rhetorical and theological knowledge. Theology was, and indeed still is, a powerful universal ideology which the mantenedors could not truly command nor had thoroughly studied, and, as a consequence of all that, their claim for civil autonomy missed a proper world view that could justify it.


Vidi e conobbi l'ombra : incontro con l'Altro e dialogicità all'Inferno
Valentina Atturo

«Vidi e conobbi l’ombra»: incontro con l’Altro e dialogicità all’Inferno
L’articolo individua macromodalità tipologiche nelle scene di riconoscimento degli interlocutori danteschi. I meccanismi di agnizione si realizzano, sotto il profilo poetico e gnoseologico, in modo sinestesico, secondo espedienti teatrali. La sollecitazione simultanea di tutta l’area sensoriale e la gestualità si combinano, durante gli incontri con i dannati, con la drammaticità dialogica, asse portante delle situazioni relazionali. La memoria, frequentemente innescata dalla visione diretta, salda il piano della percezione estetica dell’agens e quello della scrittura dell’auctor, senza suture. Per l’Alighieri, l’incontro (corporeo) con l’alterità si rivela simbolo ed espediente (spirituale) per rivisitare snodi, non solo letterari, problematici nella Commedia stessa.

This article identifies the typology of the scenes of recognition in the Inferno. From the poetic and gnoseological viewpoint, the mechanisms of recognition are synaesthesic, as in the theatre. During the encounters between Dante and the damned, all the senses and gestures combine with dramatic dialogue, which is the mainstay of their relations in this situation. Memory, often revived by direct vision, seamlessly reinforces the aesthetic perception of the agens and the writing of the auctor. For Alighieri, the physical encounter with otherness is revealed to be a symbol and a spiritual expedient to revisit problematic junctures, and not only literary ones, in the Divine Comedy itself.


Et indefessa vertigo : sull'immagine della ruota della Fortuna : Boezio, Lancelot e Commedia
Giovannella Desideri

«Et indefessa vertigo». Sull’immagine della ruota della Fortuna: Boezio, Lancelot e Commedia
Attraverso una campionatura esemplare, lo studio si propone di indagare sulla rappresentazione della ruota della Fortuna come indicatore allegorico diffusosi su base boeziana nell’immaginario culturale europeo. In particolare, l’analisi qui svolta sull’immagine della ruota di Fortuna contribuisce a gettare luce anche su un ambiguo luogo dantesco (If. vi, 67-69), assai lungamente discusso dalla tradizione esegetica.

Through a series of examples, this article investigates the representation of Fortune’s wheel as an allegorical sign inspired by Boethius and widespread in the cultural imagery of Europe. In particular, the analysis made here of the images of Fortune’s wheel contributes to throwing light on an ambiguous passage from Dante (Inferno. vi, 67-69) which has long been discussed in the exegetical tradition.


Dalla tempesta alla bonança : variazioni iconografiche all'interno del lessico marino boscaniano
Elisabetta Sarmati

Dalla tempesta alla bonança: variazioni iconografiche all’interno del lessico marino boscaniano
In questo contributo si conduce un’analisi comparativa del motivo della tempesta d’amore nell’opera di J. de Boscán, evidenziando le varianti introdotte rispetto al modello trobadorico-petrarchesco.

In this contribution, the author carries out a comparative analysis of the love tempest motif in the work of J. de Boscán, bringing into relief the variations introduced compared to the Petrarchan-troubadour pattern.


Ay, querencia, dolencia y apetencia : retórica y sentimientos en la poesía de Miguel Hernández
Francisco J. Lobera Serrano

«¡Ay, querencia, dolencia y apetencia!»: retórica y sentimientos en la poesía de Miguel Hernández
Attraverso la lettura del Sonetto 12 del Rayo que no cesa di M. Hernández, composto a metà del terzo decennio del Novecento, si analizza la clamorosa retorica compositiva barocca, ma soprattutto si applica un metodo di studio storico del lessico dell’affettività, lavorando sui primi vocabolari castigliani monolingui e bilingui dei secoli XVI e XVII (o che raccolgono le accezioni di quei due secoli). Il metodo tiene presente una doppia tendenza dell’autore: l’introduzione nei testi di un lessico arcaizzante, vivo nel secolo XX solo in ambito contadino-pastorale (dal quale proviene Hernández), e l’imitazione della poesia del Secolo d’Oro, frequente nelle avanguardie spagnole, ma fondante di tutta l’opera del poeta alicantino.

In a reading of Sonnet 12 in the Rayo che no cesa by M. Hernández, written half way through the third decade of the 20th century, we analyse the astonishing baroque rhetoric of the composition. Above all, we apply a historical method of research to the lexis of affectivity, working on the early Castilian monolingual and bilingual dictionaries of the sixteenth and seventeenth centuries (or those which include meanings from these two centuries). The method brings out a dual tendency on the part of the author: the presence in the text of archaisms, no longer used in the twentieth century except in the pastoral or peasant environment (from which Hernández himself came), and the imitation of the poetry of the Golden Age, frequent in the Spanish avant-garde movements, but fundamental in the whole work of the poet from Alicante.


Strategie culturali per dare senso al mondo : mappe sensoriali, percettive, affettive
Mariella Combi

Strategie culturali per dare senso al mondo. Mappe sensoriali, percettive, affettive
La riflessione proposta richiama alcune modalità culturali di rendere significativi i contesti sociale e naturale, il quotidiano e lo straordinario, gli altri e se stessi. Rappresentazioni del mondo, immagini del corpo culturale, dati sensoriali e modelli percettivi, sentimenti ed emozioni, memoria personale e collettiva sono gli elementi che costituiscono la rete di connessioni a partire dalla quale l’esperienza si costruisce, si modifica, si riorganizza all’interno dei vari gruppi umani.

In this study we propose to throw light on different cultural modes of rendering significant social and natural contexts, ordinary and extraordinary situations, the self and others. The network of connections out of which human experience is constituted, modified and reorganized within various groups is made up of representations of the world, images of the cultural body, sensory data and patterns of perception, as well as sentiments and emotions, personal and collective memory.


Post-etica rivoluzionaria : la conquista dell'insensibilità nel discorso leopardiano
Claudio Colaiacono

Post-etica rivoluzionaria. La conquista dell’insensibilità nel discorso leopardiano
Questo studio vuole essere una messa a fuoco dell’analisi leopardiana – nello Zibaldone e nel Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani – della società post-rivoluzionaria, e in particolare delle trasformazioni a livello sensoriale e nervoso che Leopardi ascrive al nuovo tipo di individuo – europeo prima ancora che italiano – uscito dalla Rivoluzione francese e dai suoi tumultuosi assestamenti. Vuole altresì mostrare come queste trasformazioni divengano in Leopardi la base di un nuovo modo di concepire il rapporto tra arte e vita materiale.

Through a circunstantial reading of the Zibaldone and the Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani, this essay explores Leopardi’s subtle insights into the problematics of postrevolutionary societies, in Europe as well as in Italy, where new typologies of sensorial patterns and nervous organizations are emerging – in the wake of the Great Revolution and its aftermath. The result – as seen in this study – is an entirely new way, on Leopardi’s part, of positing the relationship between art and material culture.


The Original Sinse
Gabriele Frasca

The Original Sinse
Nella disseminazione linguistica del suo dettato, il Finnegans Wake parrebbe prefiggersi lo scopo di risarcire il peccato originale del senso (the original sinse), che è quello da un lato di rimandare sempre a una donazione di senso pregressa, e dall’altro di procedere come astrazione dal suono. Rimettere in connessione «soundsense » e «sensesound» significava allora per la «radiooscillating epiepistle» joyciana (e il riferimento alle voci e ai sensi della radio, e a quelli dell’epistola, non è casuale) richiedere un duplice intervento da parte del lettore. Innanzi tutto, dunque, il senso può essere solo fatto in proprio, come suo paradosso (una parola può significare questo e anche quest’altro, intercettare più lingue, moltiplicare il senso); in seconda battuta, poi, per dichiarare tale moltiplicazione dei sensi, dovrà essere detto, pronunciato ad alta voce, rifatto insomma senso sensibile, muscolare e auditivo.

The linguistic broadcasting in Finnegans Wake seems to be aimed at redeeming the Original Sin of sense. According to Joyce, the literature commits its «original sinse» against the sense by hook or by crook: on the one hand, by recalling a sense that was given formerly; on the other, by proceeding to suggest a sense through the abstraction of sound. In Joyce’s «radiooscillating epiepistle» the connection of «soundsense» and «sensesound» (the dual reference to the voices and meanings on the radio, and to those of the epistle, is not casual) requires a dual effort of interpretation on the part of the reader, in order to forgive «the original sinse». First of all, paradoxically, only the individual can make sense of the text; (a word can mean one thing, and also another; it can have multiple senses by interacting with more than one language). Secondly, in order to reveal such a multiplicity of senses, it must actually be said, that is to say, pronounced aloud, thus involving muscular articulation, feeling and hearing.