Critica del testo. X/3, 2007.

Testata: Critica del testo • Anno di pubblicazione: 2009
Edizione cartacea
pp. 280, ISBN: 9788883343865
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PDF • ISBN: 9788883348785
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Bonifacio Calvo alla corte di Alfonso X : la regalità assente
Simone Marcenaro

Bonifacio Calvo alla corte di Alfonso X: la regalità assente
I tre sirventesi che Bonifacio Calvo compose alla corte castigliana di Alfonso X sono in stretto rapporto con la formazione del consenso attorno alla sovranità del Rey Sabio. A fronte di un silenzio pressoché totale dei trobadores galego-portoghesi, la figura di Alfonso si caratterizza in questi e in altri testi provenzali per la sua contraddittorietà e per la progressiva perdita delle principali funzioni regali.
The three sirventes written by Bonifacio Calvo at the Castilian Court of Alfonso X develop a close relationship with the buildings of the sovereignty of the “learned King”. Despite the silence of Galician-Portuguese trobadores, Bonifacio’s poems and other Provençal texts spread Alfonso’s contradictions and the subsequent progressive loss of the most important regal functions.


Boccaccio alla Sapienza : un frammento sconosciuto del Filocolo (e alcune novità inotrno ad Andrea Lancia)
Marco Cursi

Boccaccio alla Sapienza: un frammento sconosciuto del Filocolo (e alcune novità intorno ad Andrea Lancia)
Nella raccolta di originali conservati presso la Biblioteca del Dipartimento di studi sulle società e culture del medioevo dell’Università di Roma “La Sapienza”, ancora privi di un catalogo, è stato rinvenuto un frammento finora sconosciuto di un codice di probabile origine fiorentina, risalente agli inizi del sec. XV, nel quale era trascritto il Filocolo di Giovanni Boccaccio. Il copista si serve di un particolare segno diacritico per evidenziare la presenza dell’accento sulla terza persona verbale del verbo essere; l’iniziatore di tale uso fu forse Andrea Lancia, secondo quanto attestato dai suoi manoscritti autografi; ad essi si deve aggiungere un codice qui segnalato per la prima volta contenente il volgarizzamento delle Esposizioni dei Salmi di Agostino e la Somma di vizi e di virtù di Guglielmo Peraldo, caratterizzato da molte notazioni di mano del Lancia apposte in margine e in interlinea.
Among the manuscript materials housed in the library of the Dipartimento di Studi sulle Società e Culture del Medioevo at the University of Rome “La Sapienza”, I have come across a fragment, hitherto uncatalogued and unknown, which belongs to a Florentine manuscript datable to the beginnings of the XVth century in which part or all of Boccaccio’s Filocolo was copied, and which is notable, among other things, because the person responsible for copying the text used a special sign to distinguish e ‘and’ from è ‘is’. Maybe Andrea Lancia initiated this use, as the very same sign can be found in his autograph manuscripts. I have discovered some previously unattributed autograph notes written by Lancia in the margins of a manuscript containing a volgarizzamento of the Esposizioni dei Salmi di Agostino and of the Somma di vizi e di virtù by Guglielmo Peraldo, in which again that particular diacritic is to be found.


Fragmento de un index colocciano del cancionero provenzal M (Vat. lat. 4817, ff. 274r*v)
Gerardo Pérez Barcala

Fragmento de un index colocciano del cancionero provenzal M (Vat. lat. 4817, ff. 274r-v)
Questo articolo è incentrato sulla figura di Angelo Colocci come studioso della lirica provenzale e, in particolare, sulle ricerche compiute dall’umanista a partire dal canzoniere M, del quale diventa proprietario nel 1515. Concretamente, questo lavoro si propone di studiare ed editare il frammento di un vocabolario che, nel quadro della produttiva attività di intavulare sviluppata da Colocci, questi elaborò per il suddetto canzoniere provenzale, e che si conserva in uno dei più ricchi codici di lavoro dell’ umanista, il Vat. lat. 4817.
This article focuses on Angelo Colocci, a major scholar of Provençal poetry, and, more specifically, on Colocci’s study of the canzoniere M which he acquired in 1515. The aim of the study is, more specifically, to study and edit a fragment of the vocabulary which Colocci elaborated for its inclusion in the aforementioned collection as part of his intavulare activity. This fragment is preserved in Vat. Lat. 4817, one of Colocci’s richest notebooks.


Trovatori ottocenteschi: le letture carducciane di Raimbaut de Vaqueiras, Bernart de Ventadorn, Jaufre Rudel
Sonia Maura Barillari

Trovatori ottocenteschi: le letture carducciane di Raimbaut de Vaqueiras, Bernart de Ventadorn, Jaufre Rudel
L’articolo si propone di indagare l’attività di Carducci romanista, con una particolare attenzione ai saggi che nel lungo arco di tempo in cui tenne la cattedra di Filologia romanza presso l’ateneo bolognese egli dedicò alla lirica trobadorica, ed in particolare a Raimbaut de Vaqueiras, Bernart de Ventadorn, Jaufre Rudel. L’analisi mette in luce come un approccio ancora sostanzialmente sovradetermitato da interessi di natura storicistica – e lo testimonia la piena fede accordata alle vidas – appaia comunque bilanciato da un parallelo ed equivalente interesse rivolto al dato retorico, interesse che apre la strada a un’interpretazione della produzione dei trovatori in termini di «poesia formale». In questa succinta disamina costituisce un capitolo a sé l’analisi del saggio intitolato a Jaufre Rudel le cui vicende esistenziali – desunte dall’antica biografia provenzale – sono considerate la fonte ispiratrice del Consalvo di Leopardi: un’ipotesi che si dimostrerà fallace ma che indusse Carducci a comporre la sua famosa romanza dedicata al principe di Blaia.
The article deals with Carducci as a Romance philologist, with special attention to the essays he dedicated to the troubadours when at the University of Bologna, where he held the chair of Comparative History of Romance Literatures. Particularly interesting are his contributions on Raimbaut de Vaqueiras, Bernart de Ventadorn, and Jaufre Rudel, which show his methodology – the amount of credit, for example, he gave to the vidas as well as his sensitivity towards rhetorics and style which enables him to approch their lyric as «formal poetry». Separate consideration is given to Carducci’s studies on Jaufre Rudel whose biography – drawn from the ancient provençal biography – is considered the inspiring source of Leopardi’s Consalvo: a misleading hypothesis which nevertheless inspired Carducci to compose a lyric on the prince of Blaia.


La tenacia delle immagini : viaggio esplorativo nella Spoon River di Fabrizio De André
Giuliana Zeppegno

La tenacia delle immagini: viaggio esplorativo nella Spoon River di Fabrizio De André
Il saggio prende in esame il rapporto che intercorre tra le canzoni dell’album Non al denaro non all’amore né al cielo di Fabrizio De André e le poesie della Spoon River Anthology − tradotte in italiano da Fernanda Pivano − cui esse si ispirano: a una ricognizione generale dell’opera del cantautore italiano e del suo approccio al testo letterario segue l’esame dettagliato dei testi di tre dei nove componimenti (Un giudice; Un malato di cuore; Un blasfemo), particolarmente esemplificativi della gamma di interventi formali e tematici operati dall’adattamento e del lavoro di riscrittura critica cui le canzoni sottopongono i testi originali.
The essay analyzes the existing relation between Fabrizio De André’s album Non al denaro non all’amore nè al cielo and the Spoon River Anthology poems – translated into italian by Fernanda Pivano – by which the songs have been inspired. A general analysis of De André’s work and approach to the literary text is followed by the detailed examination of three of the nine lyrics in the album (Un giudice; Un malato di cuore; Un blasfemo), which exemplify the range of formal and thematic variations introduced and the critical rewriting of the original texts the songs carry out.


Orazio e l'ars poetica dei primi trovatori
Corrado Bologna

Orazio e l’ars poetica dei primi trovatori
Il saggio muove dall’ipotesi che la poesia di Orazio, in particolare l’Ars poetica oraziana, sia stata conosciuta, studiata e discussa dai primi trovatori, i quali nell’elaborare le loro poetiche “implicite” sembrano riflettere su alcuni dei grandi temi posti al centro della riflessione dal grande auctor antico. In particolare si propone di riconoscere un influsso dell’oraziano scribendi recte sapere nell’idea rudelliana di bos sabers, e un richiamo alle categorie di simplex et unum e di totum nel dibattito intorno al vers entiers opposto al vers frag, soprattutto in Marcabru e in Peire d’Alvernha. L’insistenza di Orazio sul valore di una scrittura capace di saldare il momento estetico e quello etico-formativo sembra riverberarsi nella discussione intorno alle finalità e alle modalità dell’ispirazione lirica. Un esplicito richiamo all’Ars poetica viene indicato in una lirica di Bernart Marti, nella quale la traduzione letterale in provenzale (eu sembli be la cot / que non talh’ e fa.l fer talhar) di un celebre principio oraziano (Ergo fungar vice cotis, acutum / reddere quae ferrum valet exors ipsa secandi) sostiene, in polemica con Guglielmo IX, l’ethos di una scrittura poetica elaborata attraverso il faticoso affinamento insieme formale e morale.
The essay moves from the hypothesis that Horace’s poetry, especially the Ars Poetica, was known, studied and discussed by early troubadours. In fact, while creating their “unvoiced” poetics, they seem to consider some of the great themes the ancient auctor discusses. In particular, the essay aims at identifying the influence of the Horacian scribendi recte sapere on Rudel’s idea of bos sabers. Moreover it identifies a connection between the debate on vers entiers vs vers frag in Marcabru and Peire d’Alvernha, to the Horacian categories of simplex et unum and totum. The importance Horace gives to writing as the point of connection between aesthetics and ethics, beauty and education seems to be reflected in the discussion about lyric inspiration which can be found in a lyric by Bernart Marti in which it is possible to recognize the literal translation in Occitan (eu sembli be la cot / que non talh’ e fa.l fer talhar) of a famous Horacian principle (Ergo fungar vice cotis, acutum / reddere quae ferrum valet exors ipsa secandi). The Occitan verse argues – in opposition with William IXth - in favour of an idea of poetry which results from a formal and moral refinement, carried out in parallel.


Orazio e i trovatori : le glosse provenzali del ms. Par. lat 7979
Marco Bernardi

Orazio e i trovatori: le glosse provenzali del ms. Par. lat. 7979
Il saggio offre un contributo allo studio della fortuna medievale di Orazio in ambito volgare e nello specifico all’ipotesi della sua conoscenza da parte dei trovatori. Esso si sofferma sull’esame del sistema di glosse e annotazioni di un ms. oraziano francese dell’XIXII sec. (Par. lat. 7979). La presenza di neumi aquitani relativi ad alcune Odi permette infatti di ricondurre la circolazione del cod. all’area geografica in cui operarono i trovatori. Le glosse del codice ne rivelano la natura di prodotto di scuola probabilmente appartenuto ad uno o più di quei maestri a cui era affidato l’insegnamento elementare congiunto di grammatica (latino) e cantus. La presenza nel testo di glosse provenzali (riconducibili probabilmente all’area pittavino-limosina) che sembrano rivelare una compenetrazione tra il mondo della scuola e quello della corte fanno del codice un indiretto testimone di un possibile contatto dei trovatori con la poesia di Orazio.
This essay is a contribution to the study of the medieval fortuna enjoyed by Horace. Did the troubadours know his poetry? The author studies the system of glosses and annotations of a French manuscript from the XI-XIIth cent. (Par. Lat. 7979) which contains texts by Horace. The presence of ‘aquitanian neumes’ may indicate the presence of the manuscript in Provençal circles. The glosses contained in the ms. also reveal that it must have been used in a school context, probably by teachers engaged in elementary instruction of Latin and singing. The presence in the text of Provençal glosses (probably from Poitou and Limoges) would indicate a connection between school and court, making the manuscript a possible testimony of contacts bewteen troubadours and Horace’s poetry.