Critica del testo. XIII/2, 2010.

Testata: Critica del testo • Anno di pubblicazione: 2010
Edizione cartacea
pp. 328, ISBN: 9788883344886
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PDF • ISBN: 9788883348846
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Eteronimi e //avatars//: il caso della tenso fra Maïstre e Guilhalmi (BdT 112,1)
Maria Luisa Meneghetti

Eteronimi e avatars : il caso della tenso fra Maïstre e Guilhalmi (BdT 112,1)
Un’ipotesi di correzione che riguarda i vv. 47 e 49 di Can vei fenir a tot dia (BdT 112,1), tenso attribuita dall’unico testimone a Cercamon, può non solo chiarire meglio il senso della tormentata ultima cobla della composizione, ma anche, più in generale, lo status e il ruolo dei due personaggi che in essa dialogano. Gli interpreti hanno finora identificato nel primo di essi, Maïstre, lo stesso Cercamon, e ritenuto l’altro partner, Guilhalmi, uno sconosciuto giullare. La tesi qui proposta è invece che la tenso sia fittizia e che i due personaggi “messi in scena” dall’autore rappresentino due diversi avatars, diversamente “degradati”, di Guglielmo IX d’Aquitania.\ \ An alternative interpretation concerning vv.47 and 49 of Can vei fenir a tot dia (BdT 112,1), a tenso attributed to Cercamon by the only witness, may not only clarify the last tormented cobla of the composition, but also, more generally, the status and role of the two characters engaged in the dialogue. Hitherto the first of these, Maistre, has been identified as Cercamon himself and the other, Guilhalmi, as an unknown minstrel. The theory put forward here is that, on the contrary, the tenso is entirely fictional and the two characters “staged” by the author represent two different avatars of William IX of Aquitaine’s, variously “degraded”.


L’Orazio Par. lat. 7979 e la formazione dei trovatori
Marco Bernardi

L’Orazio Par. lat. 7979 e la formazione dei trovatori
In ideale continuità con il suo precedente contributo apparso su questa rivista («Critica del testo», 10 [2007], 3, pp. 201-234), l’autore offre nuovi elementi per inquadrare meglio la questione della possibile conoscenza della poesia oraziana da parte dei trovatori. Vengono dunque prese in esame alcune acquisizioni relative alla formazione dei trovatori, alla presenza di Orazio e alla sua funzione all’interno dei canoni scolastici e ai centri monastici ed episcopali che, nel Midi francese, potevano, tra X e XII secolo offrire un qualche tipo di istruzione scolastica. A conclusione vengono forniti nuovi elementi per la localizzazione del codice oraziano con glosse occitaniche Par. lat. 7979 e un’ipotesi che riguarda gli anni e i luoghi della formazione di Guglielmo IX d’Aquitania.

In this paper the author offers new data to better set the question whether the troubadours knew Horatius poems, coherently with his previous work published on this review. The author investigates some findings on the troubadours’ training, on Horatius inclusion and function within the scholastic canons, and on monastic and episcopal centres that in the French Midi could have offered some kind of scholastic education between the X and the XII centuries. He finally offers new data in order to locate the Par. lat. 7979 horatian codex with old Provençal glosses and he makes new conjectures concerning the education of William IX, duke of Aquitaine.


Variantes de rédaction dans la tradition manuscrite du Piramus et Tisbé
Massimiliano Gaggero

Variantes de rédaction dans la tradition manuscrite du Piramus et Tisbé
L’articolo studia tre passi problematici per la ricostruzione del Piramus et Tisbé, in cui si contrappongono due diverse redazioni. L’autore approfondisce l’analisi stilistica e strutturale dei due testi, e, in un caso, si serve dei riscontri intertestuali con il testo del Narcisse e le Metamorfosi di Ovidio.

The paper analyses the textual issues raised by three passages of the Piramus et Tisbé that have come down to us in two different redactions. The author studies the stylistic and structural features of the two texts, and, in one instance, makes use of the intertextuality with the Narcisse and Ovid’s Metamorphoses.


Il personaggio di Dinadan nella tradizione del //Tristan en prose//
Roberto Tagliani

Il personaggio di Dinadan nella tradizione del Tristan en prose
Il saggio presenta i caratteri del personaggio di Dinadan, creazione originale del Roman de Tristan en prose, analizzandone l’evoluzione nel passaggio dalle versioni francesi alle traduzioni italiane del romanzo. Dall’esame di due episodi che lo vedono protagonista (Löseth § 361 e § 363), l’articolo mette in luce la continuità dei suoi caratteri lungo tutta la tradizione del romanzo, ed evidenzia la sua natura di cavaliere anticonformista e filosofo.

The paper follows the evolution of character of Dinadan (that has been first introduced by the Prose Roman de Tristan) from the French versions of the text to the Italian ones. The study of two episodes (Löseth § 361 e § 363) highlights the continuing features of the character and the originality of the chivalric ideal represented by Dinadan.


//La Dame escoillee e Die Vrouwen Zuht//: nuove ricognizioni intorno al tema della “bisbetica domata”
Serena Lunardi

La Dame escoillee e Die Vrouwen Zuht: nuove ricognizioni intorno al tema della “bisbetica domata”
Si illustrano le metamorfosi subite dal tema della “bisbetica domata” nel corso della sua evoluzione; le versioni note permettono infatti di individuare una sorta di sviluppo da un modello più elementare, il cui rappresentante noto è un racconto persiano risalente a Kisseh Kuhn, ad uno più evoluto, la cui forma più matura è costituita dalla celebre commedia di William Shakespeare. In particolare, il saggio si concentra sull’analisi comparativa del fabliau La Dame escoillee e dello Schwankmäre Die Vrouwen Zuht, che si collocano in una posizione peculiare entro l’evoluzione del motivo e si rivelano esemplari del trattamento del tema nel Duecento.

The author illustrates the changes occurred to the motif of “The Taming of the Shrew” during its evolution through the centuries. The known versions of the tale let in fact recognize a development from an elementary pattern, which is represented by a Persian story related by Kisseh Kuhn, to a more evolved one, which is fully developed by William Shakespeare’s comedy. In particular, this contribution is focused on the comparative analysis of the fabliau La Dame escoillee and the Schwankmäre Die Vrouwen Zuht, which are exemplary of the treatment of the subject in the thirteenth century.


«Ma come d’animal divegna fante»: Dante tra Alberto Magno e Tommaso
Giuliano Rossi

«Ma come d’animal divegna fante»: Dante tra Alberto Magno e Tommaso
La dottrina della generazione dell’anima umana, che Dante espone nel XXV canto del Purgatorio, si fonda, come dimostrato da Bruno Nardi, sulle argomentazioni di Alberto Magno. Senza per questo rimettere in discussione la validità delle osservazioni di Nardi, è possibile riscontrare la presenza, fin qui trascurata, di alcuni significativi elementi di lessico verosimilmente riconducibili a testi di Tommaso proprio in corrispondenza del punto critico dell’intero ragionamento, al centro del canto, là dove si discute l’errore averroista sul «possibile intelletto». Su questa base è possibile ipotizzare che proprio le terzine costruite attorno a questo sintagma di forte allusività a Cavalcanti rappresentino il nucleo da cui genera l’intero canto.

The doctrine on the generation of human soul, which Dante espresses in his Purgatorio, canto XXV, is based, as Bruno Nardi demonstrated, upon Alberto Magno’s argument. Without discussing the soundness of Nardi’s points, it is still possible to notice the presence, so far disregarded, of some meaningful lexical elements, that seemingly originate from Aquinas’ texts. These elements appear right at the critical point of the whole argument, at the centre of this canto, where Averroe’s mistake about the «possibile intelletto» is discussed. On this basis it is possible to hypothesize that the triplets built around this phrase, with strong allusion to Cavalcanti, do in fact represent the nucleus from where the whole canto generates.


Le ultime parole di Virgilio: su //Purgatorio// XXVII 142
Mira Mocan

Le ultime parole di Virgilio: su Purgatorio XXVII 142
Il saggio individua una possibile fonte del v. 142 di Purgatorio XXVII 142, «io te sovra te corono e mitrïo», nella rappresentazione allegorica del libero arbitrio come “sovrano” e “re incoronato” dell’anima, immagine sviluppata con originalità da Riccardo di San Vittore in alcuni passi del Benjamin maior e nel trattato De eruditione interioris hominis. Il recupero di questo particolare intertesto nel ricco panorama delle fonti dantesche relative al problema della libertà d’arbitrio consente di leggere le celebri “ultime parole” di Virgilio alla luce di un’importante riflessione sulla funzione della facoltà immaginativa nel percorso morale dell’individuo e sul valore etico profondo attribuito da Dante alla letteratura, in quanto veicolo di una “purificazione” dell’anima e tramite nel recupero della libertà primigenia.

This article identifies a possible source for Purgatorio XXVII 142, «io te sovra te corono e mitrio», in the allegorical representation of the free will as a «crowned king» of the soul. This image is presented in a highly original manner by Richard of Saint Victor in some of the pages of his Benjamin maior and in the treaty De eruditione interioris hominis. The retrieval of this particular intertextual connection, among the many other possible references to medieval theories on the free will, invites to consider the famous “last words” of Virgile also as a reflection about the specific function assumed by the imagination in the moral evolution of the individual. At the same time it emphasizes the profound ethical value assigned by Dante to literature, as a way to purify the soul and to recover its original freedom.


Dal tradimento alla negromanzia: la vicenda di Enea nel Trecento italiano
Ilaria Tufano

Dal tradimento alla negromanzia: la vicenda di Enea nel Trecento italiano
L’articolo si occupa di una versione della storia di Enea, attualmente pressoché ignorata, che ebbe una notevole risonanza nel mondo medievale. Il tradimento della patria e l’esercizio negromantico sono episodi discussi da Guido delle Colonne, dai commentatori danteschi, da Petrarca, e da Boccaccio. Grande rilievo acquisisce la figura di Enea traditore nel romanzo Ugone di Alvernia di Andrea da Barberino.

This article is concerned with a version of the story of Aeneas, almost unknown today but widespread in the medieval world. His betrayal of his country and his practice of necromancy are aspects that were discussed by Guido delle Colonne, by Petrarch, by Boccaccio and by commentators of Dante. The figure of Aeneas as a traitor is emphasised in the romance Ugone di Alvernia by Andrea da Barberino.


Koinè, dialetto, lingua comune: le radici greche di un dibattito rinascimentale
Nadia Cannata

Κοινή , dialetto, lingua comune: le radici greche di un dibattito rinascimentale
La riscoperta di testi canonici della letteratura greca nella Roma del primo Rinascimento fornì la ratio per il progetto architettonico e iconografico di rinnovo dei palazzi Vaticani realizzato da Bramante e Raffaello, costruiti secondo una reticolo di citazioni da testi greco-latini, che furono anche gli strumenti sui quali si avviarono, in quegli stessi anni gli studi di linguistica romanza ed italiana. Colocci nei suoi appunti, databili intorno al 1525, utilizza per primo, mutuandolo da quelle letture, il termine “dialetto” nel suo significato moderno, il che consente di retrodatare di 20 anni circa l’introduzione del termine in italiano rispetto a quanto finora noto.

The article deals with Greek humanism in early Renaissance Rome as the key to the revival of classical tradition in modern literary studies. It represented the ratio of Bramante and Raphael’s grandiose project of redesigning modern Rome and the Vatican palaces, and the foundation of modern vernacular linguistics. It is Colocci’s linguistic notes, datable around 1525, that the word dialect was first used in italian in its modern meaning. This allows us to bring back by a couple of decades the date of birth of the term in Italian.


Un poema futurista russo in terza rima. Riflessioni sulla traduzione
Barbara Ronchetti

Un poema futurista russo in terza rima. Riflessioni sulla traduzione
Al centro delle riflessioni è il poema Zmej poezda (Dragotreno) composto in terza rima da Velimir Chlebnikov nel 1910. Il saggio offre un’attenta analisi del componimento, collocato entro il solco della tradizione poetica russa e nel cosmo letterario dell’autore. Ne risulta una stretta interrelazione tra figurazioni poetiche e forma strofica che legittima, per questa prima traduzione italiana, la scelta della terza rima, ricondotta dalla Russia d’avanguardia all’Italia di oggi, a distanza di cento anni.

The article focuses on Velimir Khlebnikov’s poem Zmej poezda (Snaketrain), written in 1910 using the terza rima. A careful investigation of the text is undertaken considering the entire artistic creation of the author, within Russian poetical tradition. The analysis reveals a close interconnection between poetic images and strophic structure and legitimates the choice of translating the poem into Italian, for the first time, using the same construction of third rhyme.