Critica del testo. XIV/1, 2011. Dante, oggi / 1

Testata: Critica del testo • Anno di pubblicazione: 2011
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pp. x-626, ISBN: 9788883346378
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Premessa
Roberto Antonelli


Come (e perché) Dante ha scritto la Divina Commedia?
Roberto Antonelli

Come (e perché) Dante ha scritto la Divina Commedia?

L’autore tenta di spiegare le modalità attraverso le quali è stata composta la Divina Commedia: secondo una stesura progressiva e in evoluzione o secondo un progetto fin dall’inizio ben preciso, sia nelle sue linee generali sia nei personaggi e nei fatti narrati? E se è vera questa seconda ipotesi, come ha concretamente lavorato Dante? Riprendendo gli studi di F. Yates e di H. Weinrich, Antonelli ritiene che Dante sin dall’inizio avesse elaborato un piano molto preciso e orientato, utilizzando gli insegnamenti dell’arte della memoria. Ma la struttura, i molteplici richiami intratestuali e intertestuali e la poesia stessa del poema non si spiegano soltanto attraverso l’uso della memoria rerum: Dante dimostra di avere ben presenti e di applicare anche i principi della memoria verborum, l’altra tecnica prevista dall’ars memoriae. La visione dantesca del mondo e la sua realizzazione poetica debbono dunque essere interpretate come parti di un unico progetto: le loro reciproche relazioni aiutano a capire in modo decisivo non solo come ma anche perché Dante ha scritto la Divina Commedia e forniscono le chiavi per una più completa e complessa modalità di lettura.

The paper investigates the strategy of composition of the Divina Commedia: was it written according to a plan in constant evolution or was it based from the very beginning on a detailed project, both from a structural point of view and as regards the outline of characters and episodes? And if we decide in favour of this second option, what were the practical procedures adopted? Following F. Yates and H. Weinrich, Antonelli maintains that Dante started off with a very specific structure in mind, according to the techniques of the ars memoriae. But to explain the complex structure of crossreferences, both intra-textual and inter-textual, and even the very poetry of the poem, memoria rerum is not enough. Dante is indeed well aware of the principles of memoria verborum, the second technique of ars memoriae, and uses them. Dante’s Weltanschauung and his poetic representation should therefore be interpreted as parts of the same project: their mutual connections make us understand not only how but also why Dante wrote the Divina Commedia and give us the clues for a complete and more complex reading approach.


Die Ethik der Göttlichen Komödie
Andreas Kablitz

Die Ethik der Göttlichen Komödie

Questo articolo mira a dimostrare che la Divina Commedia di Dante è caratterizzata da una coesistenza di differenti sistemi etici. La giustapposizione di almeno due concezioni del peccato nell’Inferno e nel Purgatorio e l’assenza di un sistema etico per i beati nel Paradiso mostrano che non esiste una comune base filosofica o teologica per la definizione dei peccati e delle virtù. Com’è possibile spiegare questa divergenza?

This article aims at demonstrating that Dante’s Divina Commedia is characterized by a coexistence of different ethical systems. The juxtaposition of at least two orders of sins in the Inferno and the Purgatorio as well as the absence of an ethical system for the beati in the Heavenly Paradise demonstrate that there is no common philosophical or theological basis for the definition of sins and virtues. How can this divergence be explained?


Dante poeta e lector: «poesia» e «riflessione tecnica» (con divagazioni sulla Vita nova)
Zygmunt G. Baranski

Dante poeta e lector: «poesia» e «riflessione tecnica» (con divagazioni sulla Vita nova )

L’articolo prende in esame l’impatto che l’Introduzione (1938) di Gianfranco Contini alla sua edizione delle Rime di Dante ha avuto sullo sviluppo degli studi danteschi in campo internazionale a partire dal secondo dopoguerra. Particolare attenzione è rivolta all’intuizione continiana dell’auto-coscienza di Dante scrittore. Come la disamina della Vita nova spera di dimostrare, la "riflessione tecnica" di Dante ha fatto sì che il poeta elaborasse un nuovo modello di letteratura e di analisi letteraria.

The chapter examines the impact of Gianfranco Contini’s 1938 Introduction to his edition of Dante’s Rime on the development of post-war international Dante studies. Particular attention is paid to Contini’s intuition that Dante is fundamentally a self-reflective writer, which, as the discussion of the Vita nova hopes to demonstrate, led the poet to develop a new model of literature and of literary evaluation.


Il metodo intertestuale nella lettura della Commedia
Roberto Mercuri

Il metodo intertestuale nella lettura della Commedia

Il contributo individua le diverse tipologie di intertestualità nella Comedìa di Dante. L’autore intende verificare il metodo intertestuale della sua esegesi dantesca, fondata sulla ricostruzione dei processi della memoria e del riuso tipici della scrittura di Dante. La strategia di scrittura della Comedìa è volta alla fondazione di un nuovo genere letterario, basato sulla mescolanza degli stili e delle forme letterarie, che prefigura il romanzo moderno: la figura retorica della transumptio costituisce uno degli strumenti più importanti per realizzare questo intento. Dante supera la definizione tradizionale, tipica delle Poetriae medievali, che consideravano la transumptio soltanto come una metafora estesa: infatti, nella Comedìa la transumptio ha una funzione prettamente semantica e costituisce il fondamento strutturale e narrativo del poema. Si propone, inoltre, una possibile spiegazione del "Cinquecento diece e cinque (DXV)".

The author intends to verify the method of its intertextual exegesis, based on the reconstruction of memory processes and reuse typical of Dante’s style. One of the main points of Dante’s strategy is the transformation of epic to invent a new literary genre, based on the mixing of styles and literary forms, forerunner of the modern novel; transumptio is the most important tool to achieve this aim. Dante exceeds the traditional definition, typical of medieval Poetriae, which considered transumptio simply as an extended metaphore: indeed, in the Comedìa transumptio serves a purely semantic function and forms the structural and narrative basis of the poem. The essay also suggests a possible explanation of the expression "Cinquecento diece e cinque (DXV)".


Tradurre l’allegoria: Convivio II, i
Albert Russell Ascoli

Tradurre l’allegoria: Convivio II, i

Il saggio – che deriva da una complessiva reinterpretazione della crescente coscienza di Dante di sé come "autore moderno" – offre una lettura di Convivio II.1 al fine di: segnalare l’importanza di studi interpretativi accurati delle cosiddette "opere minori" di Dante in sé e per sé (e non come introduzioni alla Commedia); esporre punto per punto come, nel Convivio, Dante "traduca" due distinte modalità di lettura e di scrittura allegoriche della cultura latina "alta" in strumenti per "legittimare" la nascente tradizione in volgare e il proprio posto al suo interno; riorientare l’annosa querelle intorno all’innovativa applicazione dantesca del modello esegetico biblico per descrivere la propria pratica di auto-commento, allo scopo di sottolineare invece la sua parimenti nuova insistenza sul ruolo cruciale del senso letterale, sia poetico sia scritturale, per la comprensione di qualsiasi testo.

This essay – an offshoot of a much broader reinterpretation of Dante’s evolving sense of himself as a "modern author" – offers a reading of Convivio II.1, with the triple aim of (a) suggesting the value of close interpretative studies of Dante’s "opere minori" in and of themselves (and not merely as preludes to the Commedia); (b) detailing the ways in which Dante here "translates" distinct two modes of allegorical reading and writing from "High" Latin culture into instruments for "authorizing" the nascent vernacular tradition and his own place within it; (c) reorienting the long-running querelle surrounding the poet’s innovative appropriation of the model of Biblical exegesis to describe his own practice of self-commentary in order to emphasize instead his equally novel insistence upon the crucial role of the literal sense, whether poetic or scriptural, to understanding of any text.


Dante’s Sympathy for the Other, or the Non-Stereotyping, Imagination: Sexual and Racialized Others in the Commedia
Teodolinda Barolini

Dante’s Sympathy for the Other, or the Non-Stereotyping Imagination: Sexual and Racialized Others in the Commedia

Nella Commedia Dante assume posizioni sorprendentemente anticonformiste in ambito storico e sociale, ravvisabili nella sua rappresentazione dell’alterità sia sessuale sia razziale. L’anticonformismo dantesco, che scaturisce da un’immaginazione non stereotipata e attratta dalla differenza, può essere pienamente valutato solo se ricondotto al suo contesto storico. L’originalità di Dante viene messa in evidenza dal confronto con immagini coeve e testi moralistici quali le visioni.

Dante in the Commedia delineates many startlingly non-normative postures in the social and historical sphere, visible in his construction of sexual and racialized others. Dante’s non-normativity, the product of a non-stereotyping imagination that is captivated by difference, requires historical context to gauge. Vision literature and contemporary images help to create the context that throws Dante’s divergence from stereotype into relief.


Le rime
Natascia Tonelli

Le rime

Dopo l’edizione critica di De Robertis (2002), si è avuto un riaccendersi d’interesse nei confronti delle Rime che ha stimolato vari commenti e convegni dedicati. Ma il punto di discussione fondamentale oggi è quello che riguarda l’ordinamento dei testi: la nuova edizione infatti rilancia quello antico "a norma di tradizione". Questo intervento propone una diversa prospettiva di interpretazione dell’intera silloge, costituita da un lato da una serie ordinata e conservata dei metri maggiori, che si ritiene riconducibile all’autore, dall’altro da rime autenticamente estravaganti: dalla tradizione varia e frammentaria, di cui vada riconosciuta l’irriducibilità ad un ordine che non sia quello, di difficoltosa ricostruzione e solo per certi spezzoni, dettato dallo studio del testimoniale. Comunque testi da non inframmezzare certo alle canzoni. Non un corpus unico, e due volte non lecito, dunque, un eventuale intervento critico-interpretativo volto a sovrammettere ai testi e al loro diverso statuto un ordinamento ideale, unico e complessivo.

Not long after the 2002 De Robertis critical edition, the interest towards the Rime brightened again resulting in various commentaries and specifically dedicated meetings. But, today’s most important topic to be discussed is the concept of "the arrangement of the texts". The new edition of the Rime presents again the ancient "a norma di tradizione" disposition. This essay presents a different explanatory perspective for the entire collection, constitued, on one hand, by an ordered and preserved series of the most important metres, the Canzoni, directly ascribable to Dante; on the other hand by all the other rhymes, authentically "estravaganti" , coming from various and fragmented traditions, so that their precise order is not so easily recognizable. They are, however, texts impossible to be interposed inbetween the Canzoni. So the final purpose of this contribution is an attempt to demonstrate that it is not possible to find a common link and a common disposition apt to recollect together all these metres.


La Vita nova: questioni di ecdotica
Roberto Rea

La Vita nova: questioni di ecdotica

L’A. esamina il dibattito critico che ha interessato il testo della Vita nova negli ultimi quindici anni, proponendo nuovi dati e riflessioni sui principali problemi ecdotici. In particolare, mostra come le lectiones singulares della tradizione chigiana ("eccedenti" rispetto alla vulgata di Beta), più numerose di quelle elencate da Barbi, non siano né indebite né banalizzanti, bensì rivelino nell’insieme una ratio coerente, che, riflettendo appieno una peculiare cifra retorico-stilistica del libello, non si può escludere risalire all’autore (di sicuro non sulla base della tradizione del Boccaccio, che, per almeno per la metà dei casi in questione, non può avere alcun peso stemmatico). La testimonianza del Chigiano, sulla linea degli interventi di Trovato e Carrai, viene rivalutata anche dal punto di vista linguistico, giacché il sospetto di demoticità, avanzato per primo da Barbi, essendo in realtà limitato a tre o quattro occorrenze (forse da espungere), non può in alcun modo comprometterne la scelta come manoscritto base.

The A. examines the critical debate that has affected the text of the Vita nova in the last fifteen years, suggesting new data and considerations on the most relevant ecdotic issues. In particular, according to the A., the lectiones singulares of k (not only those listed by Barbi) are neither inappropriate nor trivializing, but reveal a consistent ratio, which could reflect the will of the author. The A. also shows how the ms Chigiano may well be chosen as base manuscript for the linguistic dress of the text.


Il De vulgari eloquentia fra linguistica, filosofia e politica
Raffaella Zanni

Il De vulgari eloquentia fra linguistica, filosofia e politica

Alla luce delle più recenti acquisizioni critiche, il contributo focalizza l’attenzione sull’istanza politica e filosofica portata avanti nel De vulgari eloquentia, a partire dal ragionamento proposto nel primo libro. In particolare, la riflessione è incentrata sul valore politico e aristotelico del concetto di locutio elaborato da Dante: esso costituisce il fondamento teorico per la ricostruzione storico-sacra della diversificazione delle lingue e per la "caccia" al volgare illustre (risolta attraverso un processo razionale di reductio ad unum), e orienta anche il significato della storiografia letteraria e della poetica offerte all’interno del secondo libro.

In light of the latest criticism, the contribution focuses on the political and philosophical structure of the De vulgari eloquentia, starting from the arguments put forward in the first book. Consequently the author underlines the political and Aristotelian meaning of the concept of locutio developed by Dante. It is the theoretical foundation of historical and sacred diversification of languages and of the "hunt" for the "illustrious vulgar", which is inserted in a rational process of reductio ad unum. Finally the reflection about locutio orients literary historiography and poetics offered by the second book of the treatise too.


Dante oggi: il Convivio tra poesia e ragione
Giorgio Stabile

Dante oggi: il Convivio tra poesia e ragione

Il primo e autorevole commento del Convivio ad opera di Busnelli e Vandelli ha sin dall’inizio compromesso una sana comprensione del testo. Attribuendo a Dante, per ragioni ideologiche, influenze dottrinali e dirette da San Tommaso d’Aquino, Busnelli ha obbligato la critica del Novecento a una disputa intorno al tomismo di Dante, ridottasi in gran parte a disputa di fonti esterne a Dante. L’autore propone e motiva le ragioni di una interpretazione del Convivio che prescinda totalmente dall’insano accumulo di fonti lasciato da queste dispute, e che torni ad ascoltare, più che a leggere, la parola di Dante.

The first and most authoritative commentary of the Convivio, by Busnelli and Vandelli, has prejudiced from the start a sound understanding of the text. By arguing, for ideological reasons, that Dante was influenced directly by the philosophical and theological thought of St. Thomas Aquinas, Busnelli, in particular, has directed twentieth-century critics towards a discussion of Dante’s thomism, an issue which Dante did not contend with in the Convivio. The author argues that the interpretation of the Convivio should totally neglect the heap of sources inherited from such misleading disputes, and that we should go back to reading Dante’s words, or – even better – listen to them.


Le Epistole di Dante: un approccio al corpus
Antonio Montefusco

Le Epistole di Dante: un approccio al corpus

L’autore propone un quadro complessivo dell’attività epistolare di Dante, in relazione con la tradizione medievale dell’ars dictaminis. Partendo dalla storia editoriale del corpus, si propongono alcuni aggiustamenti al testo critico (in particolare per Epistola VI), che non è ancora giunto a una sistemazione scientificamente soddisfacente. Approfondendo la trasmissione manoscritta delle epistole, viene affrontato la questione dei volgarizzamenti. Le epistole V e VII, infatti, furono precocemente volgarizzate (metà ’300?), ed ebbero in questa forma un’abbondante circolazione. Si danno in questa sede i primi elementi di analisi della tradizione manoscritta, che si intrecciano con il ruolo che la produzione letteraria ed epistolare di Dante ebbe nel nascente umanesimo.

The author proposes an overview of Dante’s epistolary writing of Dante in relation to the tradition of medieval ars dictaminis. Starting from the editorial history of the letters, he proposes some corrections to the critical text (especially for the sixth letter). The author describes the tradition of the vernacular tradition of the Vth and VIth letters, which were translated in italian in the mid-fourteenth century and circulated copiously, especially during the early Quattrocento.


Sulla tradizione manoscritta della Commedia: metodoe prassi in centocinquant’anni di ricerca
Riccardo Viel

Sulla tradizione manoscritta della Commedia: metodo e prassi in centocinquant’anni di ricerca

Il saggio propone una lettura critica degli studi sulla tradizione manoscritta della Commedia e delle principali edizioni critiche, mettendo in rilievo i problemi di razionalizzazione stemmatica sia in una prospettiva storica sia in una prospettiva metodologica. Ne risulta l’ipotesi di più tradizioni, e di più archetipi, dove lo stemma non può più basarsi su una linearità dei rapporti genetici tra i codici, all’interno dei quali si intersecano diverse tradizioni.

The essay presents a reassessment of the studies on the manuscript transmission of Dante’s Commedia and the main critical editions, highlighting the problems relating to the rationalization of the stemma codicum, both in a historical and in a methodological perspective. As a result, the essay argues that there were many traditions, and also many archetypes and therefore the stemma can no longer be based on a linearity of the genetic relations between the manuscripts, within which different traditions intersect.


Il Fiore e il Detto d’Amore
Paolo Canettieri

Il Fiore e il Detto d’Amore

Si ripercorre il problema attributivo del Fiore e del Detto d’Amore sulla base di un approccio neutrale, fondato sulla teoria dell’informazione. Questo metodo conduce al rifiuto dell’attribuzione a Dante dei due poemetti.

The essay tackles the problem of the attribution of Il Fiore and Il Detto d’Amore on the basis of an approach based on information theory. This method leads to the rejection of the attribution to Dante of the two poems.


«La natura delle cose aromatiche» e il sapore della Commedia:, quel che ci dicono gli antichi commenti a Dante
Saverio Bellomo

«La natura delle cose aromatiche» e il sapore della Commedia: quel che ci dicono gli antichi commenti a Dante

Il saggio mostra, con alcuni esempi, come gli antichi commenti alla Commedia possano dare importanti indicazioni in merito ad alcuni nodi interpretativi essenziali del poema, a condizione di leggerli criticamente. Si prendono in esame in particolare l’incipit e il canto 5 dell’Inferno.

The article shows, through some examples, the way in which the ancient commentaries on the Commedia can provide important information on some essential interpretative problems of the Poem, provided they are read critically. In particular, the paper analyses the incipit of the Poem and canto 5 of the Inferno.


Da Beatrice a Fiammetta. Prime risposte boccacciane, al modello autobiografico dantesco
Alessia Ronchetti

Da Beatrice a Fiammetta. Prime risposte boccacciane al modello autobiografico dantesco

La porzione narrativa comprendente l’incontro, l’innamoramento e la dolorosa separazione rispetto alla donna amata, che struttura l’autobiografia dantesca nella Vita Nuova, assume regolarmente una funzione paradigmatica nelle opere giovanili di Giovanni Boccaccio. E proprio l’ipotesi di una forte ambivalenza nei confronti del modello dantesco può spiegare in parte lo sperimentalismo boccacciano nel campo della ricerca (auto-)biografica, che si esprime per esempio nel fenomeno ben noto della proliferazione dei doppi autoriali. All’interno di questo percorso di ricerca Boccaccio si confronta con la questione dell’autorità femminile e la funzione di questa nella procedura di autorizzazione del discorso letterario. In relazione a queste tematiche, l’analisi sviluppata in questo saggio si sofferma in particolare su alcuni luoghi del Filocolo e del Trattatello in laude di Dante. L’intento è di evidenziare affinità e differenze ideologiche tra questi due testi, che segnalano tradizionalmente due diversi momenti dell’indagine (auto-)biografica boccacciana, al fine di contribuire alla costruzione di un’immagine complessa del rapporto genealogico tra Boccaccio e il suo maestro, nella quale risultano evidenti l’esigenza di autoriconoscimento ma anche quella di differenziazione, con conseguenze importanti anche nella ridefinizione del rapporto tra auctoritas maschile e femminile.

The narrative segment of Dante’s autobiography in the Vita Nuova consisting of the meeting with, falling in love with, and painful separation from the beloved woman regularly assumes a paradigmatic function in the early works of Giovanni Boccaccio. The hypothesis of a strong ambivalence towards the Dantean model could in part explain Boccaccio’s experimentalism in the field of (auto-)biography, which manifests itself, for example, in the well-known phenomenon of the proliferation of authorial doubles. This direction of enquiry presents Boccaccio with the question of female authority and of the function of this authority in the process of authorising literary discourse. Regarding this topic, the analysis developed in this essay focuses in particular on certain passages in the Filocolo and the Trattatello in laude di Dante. The intention is to prove ideological affinities and differences between these two texts, which traditionally mark two different moments in Boccaccio’s (auto-)biographical research, in order to contribute to the construction of a complex picture of the genealogical rapport between Boccaccio and his maestro, revealing the necessity of self-recognition but also that of differentiation, with important consequences also for the redefinition of the rapport between male and female auctoritas.


«La divinità di Dante»: The Problematics of Dante’s Critical, Reception from the Fourteenth to the Sixteenth Centuries
Simon A. Gilson

«La divinità di Dante»: The Problematics of Dante’s Critical Reception from the Fourteenth to the Sixteenth Centuries

Il saggio si propone di indagare alcune questioni metodologiche concernenti l’impostazione e la valutazione della "fortuna" critica dantesca dalla metà del Trecento alla fine del Cinquecento. Esso offre, inoltre, una riflessione sul valore di svariati aspetti della sua ricezione nella prospettiva della critica dantesca di oggi.

This article is concerned with some methodological problems that emerge in approaching, organizing, and understanding Dante’s critical reception between the middle of the fourteenth and the end of the sixteenth century. It also outlines issues and future paths that contemporary Dante criticism faces in attempting to make use of this heritage.