Critica del testo. XIV/2, 2011. Dante, oggi / 2

Testata: Critica del testo • Anno di pubblicazione: 2011
Edizione cartacea
pp. 778, ISBN: 9788883346385
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PDF • ISBN: 9788883348877
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«Animos movere»: la lingua delle invettive nella Commedia
Arianna Punzi

«Animos movere»: la lingua delle invettive nella Commedia

Il saggio analizza le modalità retoriche e linguistiche attraverso le quali Dante cerca di catturare l’attenzione del lettore e di suscitare in lui un’emozione profonda. L’attenzione si concentra in particolare sulle invettive, luogo di particolare tensione linguistica ed espressiva.

The paper analyses the rhetoric and linguistic features through which Dante tries to catch the reader’s attention arising his emotions. The paper focuses in particular on invectives which are analyzed as linguistic elements and at the same time as a very expressive feature.


Dante and Rome
Rachel Jacoff

Dante and Rome

Questo saggio discute la realtà piuttosto che l’idea di Roma nella Commedia, analizzando le quattro allusioni alla città e le loro implicazioni. Esplora la visione lucida, benché amara, che Dante aveva della Roma di Bonifacio VIII e il suo rapporto con la storia che abbiamo documentata. Considerando il Giubileo del 1300 come l’apice del papato bonifaciano, il saggio argomenta che Dante cercò di creare una versione personale del pellegrinaggio – evento pubblico e condiviso – in occasione del Giubileo.

This essay addresses the reality rather than the idea of Rome in the Commedia, looking at the poem’s four allusions to the city and their implications. It explores Dante’s acute if withering vision of Boniface’s Rome and its relationship to the historical record. Taking note of the Jubilee of 1300 as the highpoint of Boniface’s papacy, it argues that Dante attempted to create a personal version of this public pilgrimage event.


Sex and the City of God
Olivia Holmes

Sex and the City of God

La metafora centrale della Divina Commedia è quella delle Nozze Mistiche. Dante utilizza l’unione sessuale come analogia dell’esperienza dell’individuo con Dio, basandosi su passi biblici in cui i rapporti tra Dio e il popolo eletto sono rappresentati come quelli tra sposo e sposa. Nell’allegoria dantesca, però, Beatrice corrisponde sia alla sposa che allo sposo, sia alla Chiesa che a Cristo, sia al corpo che all’anima. L’articolo traccia le trasformazioni di quest’analogia nel poema, soprattutto nel matrimonio fra san Francesco e Povertà in Paradiso 11 e negli avventi di Beatrice e della Vergine Maria rispettivamente in Purgatorio 30 e in Paradiso 31. Le tre figure femminili sono associate anche alla liberazione imminente della Chiesa dalla sua servitù corporale, al ritorno della giustizia in Italia sotto una monarchia universale e al recupero della carne dalla parte dell’anima nel Giorno del Giudizio.

The central metaphor of the Divina Commedia is the Mystical Marriage. Dante employs sexual imagery as an analogy for the individual’s experience of God, drawing on biblical passages in which the relations between God and his chosen people are portrayed figuratively as those between bridegroom and bride. In Dante’s allegory, however, Beatrice corresponds to both bride and bridegroom, the Church and Christ, body and soul. This article traces the transformations of this basic analogy in the course of the poem, especially in St. Francis’ marriage to Lady Poverty in Paradise 11 and in Beatrice’s and the Virgin Mary’s advents in Purgatory 30 and Paradise 31. All three ladies are also associated with the Church’s impending liberation from carnal bondage, the return of justice to Italy under a universal monarchy, and the soul’s recovery of the flesh at the Last Judgement.


Dante’s Comic Reappraisal of Petrine Primacy
Rodney Lokaj

Dante’s Comic Reappraisal of Petrine Primacy

Nell’ottica della ideale separazione fra potere spirituale e potere temporale auspicata da più parti nel primo ’300 e specie all’indomani della promulgazione dell’Unam sanctam, il presente contributo cerca di analizzare la deconstructio messa in atto da Dante del presunto primato temporale di Pietro nel terzo libro del Monarchia. Qui Dante demistifica le dottrine delle due chiavi e delle due spade denunciandone sia i presupposti neotestamentari sia gli specifici usi antisillogistici artatamente fabbricati dai decretalisti per suffragare la tesi pontificia della presunta plenitudo potestatis. Ma ancora più sferzante e decostruttiva è la messa a nudo del tipo psicologico di Pietro. La nuova lettura offerta dal presente contributo svela come Dante abbia scelto, a scapito di altri passi, per così dire, meno incriminanti, i luoghi neotestamentari più imbarazzanti e deleteri possibile per la figura del presunto fondatore della Chiesa di Roma. Il Pietro dantesco emerge, di conseguenza, del tutto incapace di assumere la guida della prima comunità cristiana sul piano pratico e impossibilitato, pertanto, a trasmettere la benché minima prerogativa giurisdizionale in materia ai suoi auto-proclamati successori sul soglio romano.

In the early fourteenth century, particularly after the promulgation of the Unam sanctam, many and varied were the calls for a clearer separation between spiritual power and temporal power. The deconstructio contained in Dante’s Monarchia, book three, of so-called Petrine primacy was one such attempt, which the present contribution endeavours to analyse. Here Dante demystifies the doctrines of the two keys and the two swords by both revisiting their New Testament sources and denouncing the specific uses made of them by the decretalists in their deviously concocted anti-syllogisms supporting the pontifical presumption to be endowed with plenitudo potestatis. The most damaging and deconstructive part of Dante’s attack is his delineation of Peter’s psychological type. The new reading offered in this contribution reveals how Dante chose the most embarrassing and deleterious New Testament loci possible regarding the supposed founder of the Roman Church, where less incriminating passages were indeed available. Dante’s Peter emerges, as a consequence, as entirely incapable in practical terms of either taking on the leadership of the first Christian community, or, therefore, of transmitting the slightest legislative prerogative in temporal affairs to his self-proclaimed successors on the Roman throne.


Schermi e specchi: intorno a Vita nova 2, 6-9 e ad altre visioni dantesche
Lorenzo Mainini

Schermi e specchi: intorno a Vita nova 2, 6-9 e ad altre visioni dantesche

L’articolo propone un’analisi tematica dell’episodio dello schermo nella Vita nova. Individuando alcuni lemmi-chiave e comparandoli alla precedente tradizione letteraria, vengono portati alla luce i debiti che il linguaggio dantesco contrarrebbe, in quella sede, con alcuni saperi scientifico-filosofici, quali la geometria e l’ottica. Il tema della visione, una volta riconosciuto come strutturale all’episodio vitanoviano, è alla fine tematizzato nell’intera opera dantesca, alla ricerca d’una dialettica di "schermi e specchi" che sembra riprodurre in piccolo la dialettica tra una poesia "terrena" ed una "divina".

The article analyzes the episode of the schermo in Vita nova. Picking out some keywords and considering the earlier literary tradition, it explains how, in that context, Dante’s language depends on specific philosophical and scientific knowledge, that is geometry and optics. The vision’s problem is also considered in the remaining works of Dante, where the dialectic between "screens" and "mirrors" seems to reproduce the more important dialectic between "earthly" and "divine" poetry.


Arbitrium: Judicial Discretion and Poetic License in De vulgari eloquentia and Purgatorio 27
Justin Steinberg

Arbitrium: Judicial Discretion and Poetic License in De vulgari eloquentia and Purgatorio 27

Questo saggio intende dimostrare che l’uso dantesco del concetto di "libero arbitrio" ha una connotazione legale oltre che filosofica. Nell’epoca di Dante, l’arbitrium si riferiva alla discrezionalità del giudice o a una concessione speciale di potere politico. Giudicato dai contemporanei come un principio normativo e governato da regole, non va confuso col concetto moderno di sovranità. Ecco perché, quando Dante usa il concetto di arbritrium per caratterizzare la propria teoria dell’innovazione letteraria, la sua estetica differisce nettamente dal nostro mito moderno della libertà artistica. Per Dante la licenza poetica è governata da regole, è legata a casi specifici ed esprime la validità imperitura della tradizione.

This essay argues that Dante’s use of "libero arbitrio" has a legal connotation as well as a philosophical one. In Dante’s time, arbitrium referred to a judge’s discretion or to a special grant of political power. Viewed by contemporaries as essentially rule-bound and normative, it is not be confused with our modern concept of sovereignty. Accordingly, when Dante employs the concept of arbitrium to characterize his theory of literary innovation, his aesthetic philosophy differs starkly from our modern myth of artistic freedom. For Dante, poetic license is rule-bound, case-specific, and an expression of the continuing relevance of tradition.


Di Pluto e di Fortuna: topica e microcircolarità significative
Giovannella Desideri

Di Pluto e di Fortuna: topica e microcircolarità significative

Attraverso un’indagine testuale si vuole mettere in luce l’importanza dell’allegoria di Fortuna e di Pluto nell’architettura della Commedia.

The paper explains the textual analysis the A. has carried out on some outstanding exempla of the Fortuna and Pluto ( as "filius Fortunae") allegory in the Commedia.


Cartografie dantesche: mappando Malebolge
Theodore J. Cachey Jr

Cartografie dantesche: mappando Malebolge

La cartografia infernale non è, come di solito è stata considerata, semplicemente un anacronistico – sebbene inizialmente illustre – approccio critico inventato dai rappresentanti dell’umanesimo volgare del Quattrocento fiorentino, poi caduto nel discredito degli studiosi e praticato oggi in maniera anodina dai moderni curatori che cercano di offrire un aiuto visivo ai lettori. Piuttosto vorrei suggerire che un impulso cartografico abbia profondamente stimolato l’immaginazione di Dante in prima istanza, trovando espressione in tutto il poema.

Mapping Dante’s Hell and, in particular the Malebolge, is not, as it has usually been taken to be, simply an anachronistic, albeit initially illustrious critical approach "invented" by Quattrocento Florentine vernacular humanists, that subsequently fell irremediably into scholarly disrepute, and is practiced today in an anodyne manner by modern editors seeking to provide an aid for readers. Rather, I would like to suggest that a cartographic impulse profoundly stimulated Dante’s imagination in the first place, and that it found expression throughout the poem.


Dante, Iacomo della Lana e il canto 26 dell’Inferno: a proposito di Ulisse e degli estremi limiti dell’ecumene
Silvano Peloso

Dante, Iacomo della Lana e il canto 26 dell’Inferno: a proposito di Ulisse e degli estremi limiti dell’ecumene

Il commento di Iacomo della Lana al canto 26 dell’Inferno, in cui viene introdotto a sorpresa il toponimo Safin ad identificare le tradizionali Colonne d’Ercole, ha creato non poco imbarazzo alla critica dantesca, alle prese, sull’argomento, con scarsi e vaghi riferimenti storico-geografici. Sarà allora proprio la letteratura, con le sue incursioni nei territori del mito, a svelare l’arcano, aprendo a nuovi orizzonti, che illuminano una storia dimenticata dell’Europa del mare e dei mercanti.

Iacomo della Lana’s comment of canto Inferno 26 and in particular vv. 106-111, where the toponym of Safin is introduced to identify the traditional Pillars of Hercules, has raised several issues in Dante’ studies. Critics still struggle with few and distant historical and geographical references. Literature, however, and mostly myth may solve the mystery, opening new horizons that give light to a forgotten history of Europe, its seas and merchants.


La fine della storia o la storia senza fine: Ulisse fra Dante e Pascoli
Claudia Villa

La fine della storia o la storia senza fine: Ulisse fra Dante e Pascoli

La storia di Ulisse, narrata da Dante, è costruita con l’intervento di Virgilio, che ha già narrato un segmento della vicenda; sul piano retorico Dante compete con il racconto di Ovidio Metamorfosi, sostituendo alla prolissità delle orazioni, la concisione assoluta della "orazion picciola"; sul piano del genere sostituisce alla struttura aperta della quête di tradizione romanza un racconto chiuso, con la rivelazione della morte dell’eroe. Oltre la storia narrata da Dante Pascoli non può che riaprire la vicenda di Ulisse affidandolo alla corrente sotterranea che ricupera immagini suggerite dalle inchieste contemporanee nei territori psichici.

Dante includes in his story of Ulysses some words by Virgil, who had narrated a part of this story in his Aeneid. Rhetorically, Dante competes with Ovid’s version of Ulysses’ in the Metamorphoses, by replacing long verbose speeches with an "orazion picciola". Dante also replaces the "open story" of Medieval tradition with a closed story, ending with the death of the hero. And since Dante’s story ends with the death of the hero, Pascoli can only reopen Ulysses’ story imaging an underground flow which leads the hero’s soul elsewhere.


Anna and the Angels Sing Osanna: Palm Sunday and the Cristo-rhyme in Dante’s Purgatorio and Paradiso
Ronald L. Martinez

Anna and the Angels Sing Osanna: Palm Sunday and the Cristo-rhyme in Dante’s Purgatorio and Paradiso

Il lavoro ha come scopo di dimostrare che le sette ripetizioni del grido "Osanna" nel Purgatorio e nel Paradiso fanno parte di un programma di significati cristologici incentrati sulla liturgia della Domenica delle Palme; altresì comprese nello stesso programma sono le quattro occorrenze nel testo del Paradiso in cui il nome di Cristo si trova in rima con sé stesso: i tre cieli di mezzo (il Sole, Giove, Marte), e l’Empireo.

This paper argues that the seven occasions in the Purgatorio and Paradiso where Dante includes the acclamation Osanna form part of a program of Christological meaning, centered on the Palm Sunday liturgy of the Church, that also includes the four instances in Paradiso where the identical Cristo rhyme is used: the three middle heavens (the Sun, Mars, and Jupiter), and the Empyrean.


Il cielo del Sole. Per una lettura della Commedia a “lunghe campate”
Paolo Cherchi, Selene Sarteschi

Il cielo del Sole. Per una lettura della Commedia a "lunghe campate"

La lettura dei canti del Sole viene presentata come campione di un progetto di lettura della Commedia "a larghe campate", cioè istituendo raccordi tematici, simbolici e narrativi fra punti distanti, e che, una volta identificati e spiegati, contribuiscono a far capire la "dinamica" del poema e a rilevare elementi che sfuggono alla tradizionale formula della "lectura Dantis". Il saggio offre alcuni esempi di questi possibili raccordi, diversi dalle ben note simmetrie. Il cielo del Sole è visto come un momento di sosta e di riflessione sul percorso compiuto nel "cono d’ombra della terra", cioè nel mondo dei dogmi o del rapporto uomo/Dio. Nello stesso tempo rappresenta uno snodo fra il cono d’ombra della terra e il cono della luce, simmetrico e rovesciato, che illumina la natura divina e le virtù teologali. La danza dei teologi rappresenta il trionfo della teologia sulla filosofia, del passaggio dalla "quantità alla qualità" (prefigurato nel discorso sulle macchie lunari), raffigura la perichoresis o circumincessio che spiega la dinamica della Trinità e prefigura il moto del primo mobile e del cerchio come simbolo della perfezione divina. Dal punto di vista narrativo rappresenta un punto d’arrivo e di riflessione sulla strada percorsa, e, insieme, un punto di partenza per una nuova fase del viaggio con un protagonista arricchito da questa riflessione.

The lectura of the cantos of the Heaven of the Sun (Pd 10-13) offers an example of a possible way of reading the Commedia "in large spans", which would point out themathic, symbolic and narrative connections among distant points, offering a better understanding of the poem’s dynamic which the traditional lectura Dantis usually miss. The essay offers a few examples of such connections, which are quite different from simple "symmetries". The Heaven of the Sun is seen as a moment of pause and an occasion of assessing the knowledge acquired since the arrival in Paradise, while travelling in the "cone of the shadow" caused by the earth, discussing the dogmas relative to the relation man / God. At the same time it offers the base for a symmetric and inverted "cone of light" where the nature of God and theological virtues are discussed. The dance of the theologians represents the triumph of theology over philosophy, that is a passage from the notion of "quantity" to that of "quality" foreshadowed in the discussion on the spots on the moon. The dance foreshadows the perichoresis or circumincessio of the Holy Trinity, and its circular form anticipates the symbol of God’s perfection. From the narrative point of view it is important for understanding the building up of the pilgrim’s confidence in approaching the ultimate vision of God.


Musica e storia nel Paradiso 15-17
Giuseppe Mazzotta

Musica e storia nel Paradiso 15-17

Mettendo a fuoco l’incontro tra il pellegrino e il suo antenato Cacciaguida (Paradiso 15-17), quest’articolo mette in luce i nessi che intercorrono tra musica e storia, nessi proposti e dibattuti da una ricca tradizione di filosofia politica che va da Platone a Cicerone, Virgilio, Macrobio e Sant’Agostino. Nel momento in cui Cacciaguida gli annuncia l’imminente esilio da Firenze, Dante istituisce una sua appassionata conversazione con questi suoi autori. L’esilio, metafora fondamentale del poema e irriducibile esperienza esistenziale, è concepito come prospettiva che consente al poeta di oltrepassare tradizionali paradigmi e rappresentazioni della storia (cronache cittadine, teorie della storia in chiave tragica, filosofie politiche universalizzanti ecc.) per approdare a una sua personale, radicale teologia della storia e dell’arte.

By focusing on the central cantos of Paradiso (15-17), where the pilgrim meets his ancestor Cacciaguida, this essay explores the traditional links between music and history, which have been articulated by political philosophers such as Plato, Cicero, Virgil, Macrobius, and St. Augustine. At the very point when Cacciaguida predicts to Dante his imminent exile from his native city, the poet engages in a passionate conversation with his classical authors. Exile, which is the fundamental metaphor of the poem and an irreducible existential experience, is conceived by him as a perspective that allows him to go beyond traditional representations and paradigms of history (municipal chronicles, tragic theories of history, universalizing political philosophies etc.) and to reach a personal, radical theology of history and poetry.


Icone nella parola: il «volume» «legato con amore»
Gioia Paradisi

Icone nella parola: il «volume» «legato con amore» (Pd 33, 86)

Il contributo discute il «volume» «legato con amore» di Pd 33, 86 come simbolo teofanico, con particolare riguardo all’iconografia dell’Etimasia. Esso mira inoltre a mettere in relazione le immagini circolari e sferiche dei canti finali del Paradiso con il simbolismo della sphaera intellegibilis o infinita, uno dei concetti più importanti della teologia assiomatica medievale.

This article analyzes the meaning of Pd 33, 86. The «volume» «legato con amore» is investigated as a theophanic symbol, with regard to the iconography of Etimasia. It also aims at connecting the circular/spherical images of Pd 28, 13-39 and Pd 33 with the sphaera intellegibilis or infinita, one of the most important concepts of the medieval axiomatic theology.


«Lucem demonstrat umbra». La serie rimica ombra : adombra e il lessico artistico fra Dante e Petrarca
Mira Mocan

«Lucem demonstrat umbra». La serie rimica ombra : adombra e il lessico artistico fra Dante e Petrarca

Nel linguaggio mistico e poetico medioevale, l’ombra è accompagnata da un’intensa ambivalenza e polisemia: da una parte è simbolo di oscurità, negazione, occultamento; dall’altra, è carica di una potente valenza conoscitiva, poiché si considera che renda visibile e accessibile al pensiero umano ciò che altrimenti lo sovrasterebbe, per eccesso di luminosità. Tale ricchezza di connotazioni è esemplarmente rappresentata dal termine italiano adombrare, le cui accezioni si distribuiscono fra due poli semantici apparentemente antitetici: da una parte esso significa "coprire d’ombra", quindi "oscurare, offuscare, nascondere alla vista; velare", dall’altra "rappresentare, raffigurare (per similitudine, per abbozzo); richiamare nella forma, abbozzare (di pittore)", ovvero "figurare con la mente; immaginare, pensare". Il termine assumerà infine, nell’ambito del lessico artistico medioevale e rinascimentale, un’accezione tecnica relativa alla rappresentazione delle figure e dei volti umani. Le prime attestazioni del termine adombrare nella lingua poetica italiana si trovano nella Commedia di Dante; di particolare rilevanza è l’occorrenza presente nel XXXI canto del Purgatorio. Francesco Petrarca riprenderà il termine, nel Canzoniere: una lettura parallela dei testi porta a riflettere su alcuni aspetti della poetica dei due autori, e sulle valenze assunte, nella loro opera, dal principio dell’ut pictura poesis.

In the mystical and poetic medieval language, shadows are characterized by an intense ambivalence and polysemy: on the one hand, they are symbols of darkness, negation, concealment; on the other, they take an important cognitive value, since they present to the human eye a reality which otherwise would remain beyond the possibility of human vision. The Italian term adombrare represents this variety of connotations, since it can acquire two apparently antithetic meanings: "to cover with shadow", therefore "to darken, to obscure, to hide; to veil", but also "to represent, to depict; to recall by the shape, to outline, to sketch (about a painter)", therefore "to imagine, to think". The term means also "to represent human portraits" in the vocabulary of medieval and Renaissance artists. The first attestations of the term adombrare in the language of Italian poetry are in Dante’s Commedia; important is the occurrence in Purgatorio 31. Also, Francesco Petrarca uses the term adombrare in his Canzoniere: a comparative analysis leads to a reflection about their ars poetica and their theory of poetic image.


Il Paradiso dei sensi. Per una metaforologia sinestetica in Dante
Valentina Atturo

Il Paradiso dei sensi. Per una metaforologia sinestetica in Dante

La rete sinestetica di metafore sensoriali che, iscrivendosi in una più articolata griglia intratestuale, è massimamente adatta a tradurre in «esperïenza» (-corporale) l’itinerario ultramondano nella terza cantica, costituisce il perno dello studio. Nell’impianto percettivo-cognitivo della Commedia, il ricorso marcato alla semantica tattile, gustativa e olfattiva scandisce i momenti più intensi dell’ascesa paradisiaca, fino alla mistica "congiunzione" /vista + tatto/ (Pd 33, 80-81). Conformemente alla riflessione filosofico-teologica di quegli autori cisterciensi e vittorini all’insegna dei quali Dante ha inserito il proprio personale ascensus, agli "affetti" (affectiones), piuttosto che all’evidenza raziocinante, è demandato il ruolo di sollecitare la volontà del viator verso gradi mentali sempre superiori, secondo i parametri della dottrina dei sensi spirituali.

The study deals with sensorial metaphors which serve the purpose of turning Dante’s journey in Paradiso into experience. In the Commedia’s cognitive and perceptive framework Dante describes the most intense moments of his ascent to the Paradise through physical perceptions leading a sort of mystical "conjunction" of sight and touch (Pd 33, 80-81). Accepting the precepts of contemporary philosophers, Dante chooses an approach grounded on the "affections" (affectiones) rather than rationality, in accordance with the doctrine of the Spiritual Senses. From this standpoint, Dante pushes the viator’s will towards ever growing depths of thought.


Radix amoris: Agostino, Dante e Petrarca (con Bernardo di Ventadorn)
Gaia Gubbini

Radix amoris: Agostino, Dante e Petrarca (con Bernardo di Ventadorn)

A partire dai vv. 121-126 di Inferno 5 dove compaiono i rimanti radice : felice, viene indagata la presenza del tema della radix amoris nella Patristica. Nei Padri della Chiesa, e in particolare in Agostino, l’immagine della radix si presenta a più riprese come elemento "segnaletico" del discorso oppositivo caritas vs cupiditas: dove infatti l’amore-caritas è fortemente radicato in Dio, l’amor carnalis è "sradicato" e quindi soggetto ai "venti" delle passioni, in analogia con la punizione dei lussuriosi di Inferno 5. I medesimi rimanti ricompaiono nella canzone della mutatio animi di Petrarca, una canzone in cui l’Io lirico si presenta diviso fra il desiderio e il pentimento. Tale oscillazione è verbalizzata da Petrarca attraverso l’immagine – già impiegata analogamente da Bernardo di Ventadorn – del desiderio che mette radici nel cuore e non lascia respirare: il pentimento per Petrarca richiede dunque lo "sradicamento" del desiderio.

Moving from If 5, 121-126, where the rhyming words radice : felice appear, an exploration is carried out on the sources of the concept of radix amoris. The Patristic literature, Augustine in particular, set this theme in the context of the opposition between amor-caritas, that is strongly "rooted" in God, and amor carnalis not "rooted" and subject to the winds of passions, an image that is found again in the punishment of sinful lovers in Inferno 5. The same rhyming words are present in Francesco Petrarca’s canzone of mutatio animi, where he is divided between the lure of passion and the resulting guilt. This fluctuation is expressed by Petrarca through the image – derived from Bernart de Ventadorn – of desire that sets its roots in the heart and makes breathing impossible; repentance – for Petrarca – requires then the "eradication" of desire.


La ricezione del mito di Filomela e Procne nella Commedia: “Dante filologo” a confronto con Virgilio e Ovidio e un’eco petrarchesca
Silvia Conte

La ricezione del mito di Filomela e Procne nella Commedia: "Dante filologo" a confronto con Virgilio e Ovidio e un’eco petrarchesca

Le modalità di rappresentazione del mito di trasformazione in uccelli di Filomela e Procne (Pg 9, 13-15 e Pg 17, 19-21) hanno dato luogo, fin dall’Antico Commento, ad interpretazioni divergenti. Motivo principale del contendere è stato l’attribuzione a una e all’altra sorella della forma della metamorfosi in uccello, ora in usignolo ora in rondine, data l’ambiguità della rappresentazione. Ipotesi dell’A. è che proprio ambiguità ed omissioni della tecnica narrativa dantesca rappresentino la chiave di lettura delle due serie di versi. Ciò, nel segno della continuità rispetto alla tradizione latina, a partire da Virgilio, che pure era stato ripreso con atteggiamento competitivo da Ovidio. L’A. cerca quindi di ricostruire la direzione e il percorso attuati da Dante nella riscrittura del mito e ne deduce una complessa trama di richiami intertestuali. Una tale operazione "filologica" risulta non essere passata inosservata. Con riguardo alle modalità di rappresentazione del mito, come Ovidio nei confronti di Virgilio, a sua volta Petrarca sembra intendesse autorevolmente contrapporsi a Dante. Così propone l’A. a partire dall’analisi di RVF 310, 1-4.

The transformation of Philomela and Procne into birds at Pg 9, 13-15 & Pg 17, 19-21 has been variously interpreted, even in the Antico Commento. The main reason for such diversity is the ambiguity of their metamorphosis, that is, the lack of clarity as to which of the two sisters had effectively been turned into a nightingale, which into a swallow. The Author hypothesizes that it is in this very ambiguity, inherent in Dante’s narrative technique, that the key for a correct understanding of the two series of verses can be found. Indeed, from this point of view Dante is thoroughly in line with the classical tradition stemming from Virgil, whom Ovid emulated with a strong, overt spirit of competition. The Author subsequently endeavours to reconstruct Dante’s strategy in his re-presentation of the myth, thereby revealing a weave of intertextual allusions, and to prove how Petrarch (RVF 310, 1-4), who now, albeit covertly, wants to emulate and compete with Dante, had implicitly understood this position.


Intorno alla rimozione delle fonti arabe dalla storia della cultura medievale europea, e sul silenzio di Dante
Leonardo Capezzone

Intorno alla rimozione delle fonti arabe dalla storia della cultura medievale europea, e sul silenzio di Dante

La nozione analitica di intertestualità, così come Maria Corti l’aveva innovativamente applicata alla questione delle fonti arabe nell’orizzonte culturale dantesco, ha permesso di superare i limiti in cui il dibattito, inaugurato agli inizi del XX secolo dal libro di Miguel Asín Palacios, sembrava essersi arenato. In queste pagine si proverà ad estendere quel concetto dall’ambito della teoria letteraria all’ambito storico-culturale per mettere in luce alcuni aspetti di un tema su cui da anni alcuni fronti della storiografia e della storia letteraria, medievistica e arabistica, si confrontano: la rimozione della componente araba dai contesti culturali che hanno costituito l’idea identitaria di Europa e di Occidente.

The critical concept of intertextuality, as it was applied by Maria Corti in an innovating way to the discussion about the influences of Arabic medieval sources in Dante’s cultural world, has made it possible to overstep the limits of the debate opened with Miguel Asín Palacios’ work at the beginning of XXth century. In this paper we will try to transfer that concept from the field of the literary theory towards a cultural-historical perspective, in order to highlight some features of a topic questioned by recent trends of both medievalist and arabistic historiography and literary history: the removal of the Arab presence from the cultural contexts from which the making of an identitarian idea of Europe and Westerness arises.


La tradizione figurata della Commedia. Appunti per una storia
Lucia Battaglia Ricci

La tradizione figurata della Commedia. Appunti per una storia

Illustrare la Commedia o tradurre in opere d’arte autonome quanto il poema narra è pratica che si intreccia, da sempre, con il successo dell’opera e con le varie "idee di Dante" che il secolare commento ha conosciuto. Per questo, tale tradizione costituisce un capitolo importante, oltre che imponente, della storia della recezione del poema sacro. In attesa di un censimento sistematico, nel saggio si privilegia la tradizione del "Dante figurato" compresa tra la prima uscita del libro e l’invenzione della stampa. Manoscritti e pergamene costituiscono un assieme compatto ed estremamente diversificato al suo interno: ciò consente di mettere a fuoco le procedure che hanno permesso ai singoli artisti di costruire corredi figurativi pieni di senso e al contempo di verificare, in prospettiva sincronica come in prospettiva diacronica, la stretta connessione delle soluzioni figurative con le varie prospettive critiche attivate dai lettori del tempo.

Both the illustration of the Commedia as a text and its translation in autonomous works of art have always been deeply connected to the poem’s fortuna and to the various "ideas of Dante" that the long-lasting commentary tradition developed throughout centuries. Therefore, this tradition of illustration is a significant portion of the reception history of the poema sacro. Whilst a systematic census is yet to be carried out, this essay focuses on the tradition of the "illustrated Dante" from its beginnings to the age of printing. Manuscripts and parchments build up a cohesive whole that, at the same time, is highly diverse. This allows us to single out the procedure that different artists followed in order to develop highly meaningful illustrated cycles and, at the same time, to verify from both a synchronic and a diachronic point of view the strong relationship between figurative outputs and contemporary readers’ critical perspectives.


La Commedia di Dante in immagine nell’arte del Rinascimento
Claudia Cieri Via

La Commedia di Dante in immagine nell’arte del Rinascimento

Fra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento Botticelli e Signorelli si misurano con il poeta attingendo alla loro arte. La serie dei disegni di Botticelli per i Medici, conservati fra Berlino e il Vaticano, s’impongono per la loro qualità estetica e l’originalità delle scelte dell’artista che, novello Dante, condivide con il poeta il suo percorso interiore, esprimendo il faticoso cammino attraverso immagini poetiche. La trasposizione del testo in immagine da parte di Signorelli con richiami alla tradizione miniaturistica e l’uso della tecnica a monocromo è invece finalizzata a mettere in immagine un programma teologico legato al clima millenaristico di fine secolo.

Between the end of the fifteenth and early sixteenth century Botticelli and Signorelli are measured with the poet through their art. The series of drawings by Botticelli for the Medici’s Family, kept between Berlin and the Vatican, are imposed for their aesthetic quality and originality of the artist’s choices. Botticelli as the new Dante shares with the poet his inner journey, expressing the arduous journey through poetic images. The transposition of the text to image by Signorelli with references to the miniature tradition and usage of the monochrome is instead aimed at putting an image of millennial theological program linked to the climate of the end of the XVth century.


William Blake e la Commedia dantesca
Silvia De Santis

William Blake e la Commedia dantesca

Con un ciclo pittorico di centodue acquarelli e sette incisioni William Blake ha offerto un’interpretazione della Commedia assolutamente originale. Alcune delle sue tavole mirano a contrastare la visione dantesca dell’aldilà, attraverso l’inserimento di elementi simbolici estranei alla Commedia e desunti invece dal suo personale universo mitologico. Sul bozzetto per il canto 4 dell’Inferno, Blake ha lasciato una lunga annotazione in cui vengono condensate le ragioni fondamentali del suo dissenso nei confronti degli ideali politici, estetici e morali di Dante. L’articolo, incentrato sull’interpretazione del disegno e dell’annotazione, si propone di mettere in evidenza, al di là delle più superficiali divergenze, la stretta affinità intellettuale che unisce i due poeti e che riallaccia entrambi, per vie diverse, alla tradizione della grande poesia simbolica e allegorica.

With a pictorial cycle of one hundred and two water-colours and seven engravings, William Blake has proposed an absolutely original interpretation of the Commedia. Some of his tables aim at contrasting Dante’s vision of the hereafter through the introduction of symbolic elements not belonging to the Commedia and drawn from the English artist’s personal mythological universe. On the sketch for canto 4 of Inferno Blake has left a long annotation in which the fundamental reasons for his dissent regarding Dante’s political, aesthetic and moral ideals are summarised. The article, focused on the interpretation of the drawing and the annotation, intends to highlight not only the better known superficial divergences, but above all the strong intellectual affinity that unites the two poets and that ties both, in different ways, to the great tradition of symbolic and allegoric poetry.


La Divina Commedia di Salvador Dalí: una storia italiana
Ilaria Schiaffini

La Divina Commedia di Salvador Dalí: una storia italiana

Il saggio ripercorre la complessa vicenda editoriale della Divina Commedia illustrata da Dalí nel contesto storico, politico e culturale italiano degli anni Cinquanta e Sessanta. Si ricostruiscono le ragioni del fallimento del progetto originario, che doveva essere finanziato dal nostro Poligrafico dello Stato. Nuove ricerche archivistiche sciolgono infine il "rebus" dell’associazione delle tavole al testo, significativamente diversa nell’edizione italiana della Commedia, pubblicata da Salani nel 1963-64, rispetto al suo modello francese edito da Les Heures Claires nel 1959-63.

This essay traces back the complex history of Salvador Dalí’s illustrated edition of Dante’s Commedia in the historical, political, and cultural context of 1950s and 60s Italy. The author reconstructs the reasons behind the failure of the original project, which was to be funded by The Istituto Poligrafico dello Stato. New archival evidence has helped clarifying the puzzling relationship between text and plates, explaining the differences between the Italian edition published by Salani in 1963-64 and its French model, La Divine Comédie published by Éditions d’Art Les Heures Claires in 1959-63.


Dalla Divina Commedia Alinari all’Inferno di Rauschenberg. Qualche aspetto dell’illustrazione novecentesca di Dante
Claudio Zambianchi

Dalla Divina Commedia Alinari all’Inferno di Rauschenberg. Qualche aspetto dell’illustrazione novecentesca di Dante

Se dal punto di vista delle arti visive l’Ottocento è un secolo dantesco per eccellenza, non così il Novecento. Benché numerosi episodi dimostrino l’interesse degli artisti a interpretare Dante in immagini, si tratta in generale di un’attenzione più rapsodica di quella prestata alla Commedia dagli artisti del secolo precedente: in pochi casi, inoltre, il confronto con Dante è occasione di un ripensamento decisivo della propria creazione da parte di artisti novecenteschi. Lo è tuttavia nel caso delle 34 illustrazioni per l’Inferno di Robert Rauschenberg (1958-1960), una serie nata senza una destinazione editoriale che impresse un sensibile cambio di direzione nell’opera dell’artista. Sotto profili diversi, un ruolo assai importante riveste il confronto con Dante in una iniziativa che apre la vicenda dell’illustrazione italiana del XX secolo: il concorso per l’edizione Alinari della Divina Commedia, bandito nel 1900, cui partecipano tra gli altri alcuni dei nostri maggiori artisti simbolisti, allora assai giovani. Del concorso Alinari, in particolare del contributo di Alberto Martini e di Duilio Cambellotti in quella occasione, si occupa la prima parte di questo articolo; la seconda è dedicata alle illustrazioni di Rauschenberg.

If, from the point of view of the visual arts, the 19th century is a Dante’s century par excellence, this is not so for the 20th. Although a number of episodes shows the interest of many artists in visually interpreting Dante’s poem in images, we are dealing here with a more rhapsodical attention towards the Commedia than the one payed to it by the 19th century artists; and only in few instances the relationship with Dante is the opportunity for a serious rethinking of their work on the part of the artists. In one case, however, it is: Rauschenberg’s 34 illustrations for Dante’s Inferno (1958-1960), a series the artist started without any commission or editorial destination, and that was to induce a marked shift in Rauschenberg’s career. Under a different respect, there is another instance in which the confrontation with Dante has a very important role, because it opens the story of the Italian illustration of the 20th century: it is the contest for the Alinary edition of the Commedia. The competition was published in 1900 and many young artists belonging to the symbolist wing of Italian art applied. The first part of this paper deals with the Concorso Alinari (especially with Alberto Martini’s and Duilio Cambellotti’s contributions); the second with Rauschenberg’s illustrations.


Il corpo, il dettaglio, gli spazi in Reading Dante di Joan Jonas
Carla Subrizi

Il corpo, il dettaglio, gli spazi in Reading Dante di Joan Jonas

Il testo affronta un lavoro recente di Joan Jonas incentrato su una lettura della Commedia di Dante. Reading Dante si misura con il presente e il passato affiancando immaginari, questioni, sensibilità. In che modo Jonas incontra il testo di Dante, i personaggi e gli spazi delle tre cantiche? Quale ruolo ha nell’opera di Jonas la Beatrice "dantesca", donna di oggi, che vive e si muove nei contesti urbani e che cerca la luce riflettendo su un piccolo specchio i raggi del sole? Una riflessione di come un’artista incontra il passato e lo traduce nel presente più vicino.

The text is about a recent work by Joan Jonas centered on a reading of Dante’s Commedia. Reading Dante is measured by the present and the past alongside imaginary issues, sensitivity. In what way does Jonas meet Dante’s text, the characters and the spaces of the three parts? What is the function of Jonas’s Beatrice, a contemporary woman, who lives and moves in urban areas and seeks the light of a small mirror reflecting the sun’s rays? The essay constitutes a reflection of how an artist meets the past and translates it in a contemporary landscape.


L’iconosfera in Commedia
Salvatore Maira

L’iconosfera in Commedia

Al confine tra immagine e parola, tra testo e superfetazione visiva del flusso digitale, il saggio cerca di descrivere e interpretare la presenza e il riuso delle immagini della Commedia nelle arti performative, dal cinema delle origini fino all’attuale esplosione degli inferni tecnologici, deflagrata nella rete e nei videogame. Nella parte finale del saggio, l’autore si chiede se sia possibile trarre un film dalla Commedia.

At the borderline between image and word, between text and visual superfetation of the digital flow, the essay tries to describe and interpret the presence and the reuse of images of the Commedia in the performing arts, from early cinema to the actual explosion of technological hells, burning wildly on the web and in videogames. Is it possible to make a film out of the Commedia?, the author asks himself at the end of the essay.