Musica e storia nel Paradiso 15-17

Autore: Giuseppe Mazzotta
In: Critica del testo. XIV/2, 2011
doi:10.1400/177112
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Abstract

Musica e storia nel Paradiso 15-17

Mettendo a fuoco l’incontro tra il pellegrino e il suo antenato Cacciaguida (Paradiso 15-17), quest’articolo mette in luce i nessi che intercorrono tra musica e storia, nessi proposti e dibattuti da una ricca tradizione di filosofia politica che va da Platone a Cicerone, Virgilio, Macrobio e Sant’Agostino. Nel momento in cui Cacciaguida gli annuncia l’imminente esilio da Firenze, Dante istituisce una sua appassionata conversazione con questi suoi autori. L’esilio, metafora fondamentale del poema e irriducibile esperienza esistenziale, è concepito come prospettiva che consente al poeta di oltrepassare tradizionali paradigmi e rappresentazioni della storia (cronache cittadine, teorie della storia in chiave tragica, filosofie politiche universalizzanti ecc.) per approdare a una sua personale, radicale teologia della storia e dell’arte.

By focusing on the central cantos of Paradiso (15-17), where the pilgrim meets his ancestor Cacciaguida, this essay explores the traditional links between music and history, which have been articulated by political philosophers such as Plato, Cicero, Virgil, Macrobius, and St. Augustine. At the very point when Cacciaguida predicts to Dante his imminent exile from his native city, the poet engages in a passionate conversation with his classical authors. Exile, which is the fundamental metaphor of the poem and an irreducible existential experience, is conceived by him as a perspective that allows him to go beyond traditional representations and paradigms of history (municipal chronicles, tragic theories of history, universalizing political philosophies etc.) and to reach a personal, radical theology of history and poetry.