La ricezione del mito di Filomela e Procne nella Commedia: “Dante filologo” a confronto con Virgilio e Ovidio e un’eco petrarchesca

Autore: Silvia Conte
In: Critica del testo. XIV/2, 2011
doi:10.1400/177125
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Abstract

La ricezione del mito di Filomela e Procne nella Commedia: "Dante filologo" a confronto con Virgilio e Ovidio e un’eco petrarchesca

Le modalità di rappresentazione del mito di trasformazione in uccelli di Filomela e Procne (Pg 9, 13-15 e Pg 17, 19-21) hanno dato luogo, fin dall’Antico Commento, ad interpretazioni divergenti. Motivo principale del contendere è stato l’attribuzione a una e all’altra sorella della forma della metamorfosi in uccello, ora in usignolo ora in rondine, data l’ambiguità della rappresentazione. Ipotesi dell’A. è che proprio ambiguità ed omissioni della tecnica narrativa dantesca rappresentino la chiave di lettura delle due serie di versi. Ciò, nel segno della continuità rispetto alla tradizione latina, a partire da Virgilio, che pure era stato ripreso con atteggiamento competitivo da Ovidio. L’A. cerca quindi di ricostruire la direzione e il percorso attuati da Dante nella riscrittura del mito e ne deduce una complessa trama di richiami intertestuali. Una tale operazione "filologica" risulta non essere passata inosservata. Con riguardo alle modalità di rappresentazione del mito, come Ovidio nei confronti di Virgilio, a sua volta Petrarca sembra intendesse autorevolmente contrapporsi a Dante. Così propone l’A. a partire dall’analisi di RVF 310, 1-4.

The transformation of Philomela and Procne into birds at Pg 9, 13-15 & Pg 17, 19-21 has been variously interpreted, even in the Antico Commento. The main reason for such diversity is the ambiguity of their metamorphosis, that is, the lack of clarity as to which of the two sisters had effectively been turned into a nightingale, which into a swallow. The Author hypothesizes that it is in this very ambiguity, inherent in Dante’s narrative technique, that the key for a correct understanding of the two series of verses can be found. Indeed, from this point of view Dante is thoroughly in line with the classical tradition stemming from Virgil, whom Ovid emulated with a strong, overt spirit of competition. The Author subsequently endeavours to reconstruct Dante’s strategy in his re-presentation of the myth, thereby revealing a weave of intertextual allusions, and to prove how Petrarch (RVF 310, 1-4), who now, albeit covertly, wants to emulate and compete with Dante, had implicitly understood this position.