Novecento.org. n. 19, giugno 2023.

Testata: Novecento.org • Anno di pubblicazione: 2023
Edizione cartacea
pp. , ISBN: 9791254693872
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Edizione digitale

Tre questioni sull’insegnamento della storia in Europa e dell’Europa di fronte alle urgenze del presente
Piero Simeone Colla

L’articolo riflette sull’insegnamento della storia in Europa e dell’Europa di fronte alle istanze del presente, provenienti da diverse parti all’interno del Vecchio Contiente, agitato da pulsioni nazionalistiche e usi strumentali e politici del passato che si riverberano nella didattica, oltre che nelle politiche della memoria. In particolare l’autore risponde a tre questioni cardine, interlacciate tra loro: come mai nel calendario civile europeo alcune date sono assurte a vere e proprie giornate memoriali e altre invece no; quali operazioni di elaborazione di un racconto storico scritto “dall’alto” sono attualmente in atto (o lo sono state di recente) in Europa e con quali differenze tra Europa dell’Est e nell’Europa occidentale; stiamo assistendo a un vero indebolimento dell’insegnamento della storia in Europa, che passa anche da una forte strumentalizzazione della disciplina a fini politici.


Oltre il Novecento? Scuola, storia e cittadinanza oggi
Claudia Villani

Il saggio riassume e rielabora le considerazioni svolte durante l’ultima giornata della Summer School: “Storia, un insegnamento in crisi? Tra specificità disciplinari e nuove urgenze”. Il testo segue la scansione data dalle domande poste da A. G. Salassa, ma tiene conto anche delle questioni emerse nel dibattito finale. Le questioni esaminate sono sostanzialmente le seguenti: se è corretto parlare, con riferimento alla scuola italiana dei nostri giorni, di ”insegnamento – e di insegnanti – in crisi“ e, nel caso, perché; se c’è ancora il rischio che la storia subisca un ridimensionamento nei curricula scolastici; quali tra i “nuovi” compiti che istituzioni e società civile richiedono ai docenti di storia (le varie educazioni – alla cittadinanza, al rispetto dell’ambiente, ecc. -; il fact checking; la media literacy) sono maggiormente integrabili; se l’insegnamento della storia può essere “palestra di cittadinanza” e se non c’è invece il rischio di una sua riduzione a pedagogia civile, che porti a una perdita delle sue importanti specificità disciplinari.


Il ruolo della storia nella scuola di oggi: esperienze e riflessioni
Paolo Ceccoli

Questo intervento discute il ruolo e lo scopo dell’insegnamento della storia nel contesto dei moderni sistemi di istruzione pubblica. Tale insegnamento, pur con le sue specificità, va collocato nel contesto più generale del necessario rinnovamento e trasformazione dell’istruzione nel XXI secolo. L’insegnamento della storia nazionale, per quanto ineludibile, non sembra essere più sufficiente alla formazione dei giovani di oggi, né sul piano dei contenuti, né dal punto di vista metodologico. La storia andrebbe insegnata in modo multiprospettico e i suoi processi dovrebbero essere lo spunto per apprendere a pensare storicamente. Solo così l’educazione civica acquisterebbe la dimensione che merita al di là dell’apprendimento meccanico di alcune nozioni, peraltro indispensabili.


Perché (provare ad) insegnare una storia globale?
Enrico Acciai

Nel corso degli ultimi decenni, soprattutto a partire dalla fine della Guerra fredda e dalla progressiva affermazione di un mondo (che sembra) sempre più globalizzato, gli storici hanno iniziato a mettere seriamente in discussione la scala dello Stato nazione come unico metro di analisi dei processi storici. Tale prospettiva è fondamentale oggi anche e soprattutto nella didattica, all’interno di classi e di scuole sempre più multietniche e plurali.


L’onlife interroga la (didattica della) storia: postverità, consumi culturali, distorsioni e banalizzazioni
Stefano Pasta

In questa riflessione[1] ci si chiederà come il tempo dell’onlife e dei nuovi consumi mediali interroghi l’insegnamento della storia, tematizzando in questa prospettiva alcuni nodi problematici collegati all’affermazione del web sociale, come le nuove forme di autorialità, il sovraccarico informativo, la postverità e la banalizzazione dei contenuti. Infine, si individueranno nella didattica di questa disciplina – e in particolare nel metodo storico – alcune strategie di risposta a tali questioni.


Il cinema a scuola: quale esperienza e quale metodologia? Riflessione sulla memoria della Shoah tra visibilità e invisibile
Silvia Morganti

L’educazione all’immagine come pratica e come riflessione sul mondo contemporaneo. La messa in crisi di alcune pratiche didattiche che riducono il cinema a veicolo di mero contenuto, per favorire al contrario uno sguardo complesso su quello che è un linguaggio specifico e un’arte da decodificare e comprendere dal punto di vista estetico e formale. Quali interrogativi pone in particolare il cinema della Shoah? L’impossibilità di rappresentazione di quel che è stato e l’etica della narrazione pongono una riflessione ulteriore sul confine tra visibilità e invisibile, sul limite dello sguardo, per sfuggire a banalizzazioni o, peggio, spettacolarizzazioni sul tema. Fondamentale è il ruolo e la consapevolezza dei docenti nel proporre alle giovani generazioni alcuni esempi, ma anche una rinnovata metodologia didattica che ponga il “visuale” nella giusta considerazione.


Nazionalismi, memorie, usi politici della storia. Intervista a Guido Crainz
Silvia Morganti

Quale Europa studiamo? Di quale Europa siamo parte? Lungo il corso del tempo l’idea d’Europa ha assunto particolari fisionomie. La complessità dei diversi punti di vista, che hanno contribuito a formarla, rivela ingenuità, errori, disattenzioni, ma anche usi distorti della storia e delle memorie a ricomporre un’immagine dissonante e in crisi del Vecchio Continente. Un’idea rinnovata della storia d’Europa è quella che indica Guido Crainz, come storico e come docente di Storia contemporanea; le sue analisi richiamano la cultura all’impegno e al senso di responsabilità che anche scuola e università non possono ignorare. Da qui prende le mosse la nostra conversazione con lui, a partire dal suo recente volume Ombre d’Europa. Nazionalismi, memorie, usi politici della storia (Donzelli, Roma 2022), e per questo lo ringraziamo molto.


Gli archivi scolastici tra conservazione, ricerca e didattica
Elisabetta Serafini

Gli archivi scolastici conservano fonti preziose per la ricerca storica e per la didattica attiva. La possibilità di utilizzarle passa attraverso la necessaria promozione di politiche di sistemazione e conservazione, strutturali e durevoli. Questo articolo parte dal racconto di un seminario svoltosi a Roma nel maggio del 2022 per proporre una riflessione su questi temi. Le parole di chi scrive si intrecciano a quelle di storiche/ci, archivisti/e e docenti che hanno partecipato all’incontro, con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione pubblica su un bene da conoscere e valorizzare. Il testo riflette inoltre sulla didattica della storia nelle università italiane, con riferimenti al Corso di laurea in Scienze della storia e del documento e sul Laboratorio permanente di didattica della storia dell’Università di Roma Tor Vergata.


Educazione civica, storia e debate: alcune considerazioni
Giorgio Giovannetti

La diffusione nelle scuole della metodologia del debate richiede una riflessione sulla sua efficacia didattica, sia come strumento per approfondire temi legati all’attualità e alla storia, sia per il suo valore intrinseco, in quanto capace di attivare una vasta gamma di competenze cognitive e sociali.

Questo articolo è stato sottoposto a revisione in doppio cieco (double blind peer review)


La “Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini”, tra storia e memoria
Filippo Masina

La legge 44/2022 ha sancito l’istituzione della Giornata nazionale della memoria e del sacrificio degli Alpini, fissandola al 26 gennaio. La data scelta è quella della battaglia di Nikolajewka, combattuta nel 1943 dagli alpini durante la ritirata dal fronte russo. La memoria di quella battaglia, molto cara e celebrata tra le “penne nere”, è divenuta nel dopoguerra emblematica della narrazione collettiva intorno alle guerre italiane (e fasciste) del 1940-43: la quale, commemorando i caduti solo come “vittime” (e i sopravvissuti come “eroi”), tende a produrre una memoria indulgente che elude le responsabilità del Paese in quel grande conflitto. La scelta del Parlamento di fissare la giornata commemorativa nella data di quella battaglia, contraddittoriamente giustificandola con l’impegno solidale – indiscutibile – che gli Alpini e la loro associazione hanno profuso negli ultimi decenni (e cioè in tempo di pace, non certo in guerra), appare come una scelta politica volta a rivendicare il puro valore bellico dei combattenti, alimentando una lettura revisionista, se non nostalgica, della battaglia e dell’intera guerra. Il testo ricostruisce rapidamente il percorso di istituzione della Giornata, i suoi presupposti ideologici e le perplessità ed opposizioni che ha suscitato.


La questione toponomastica in Italia: storia e prospettive “al femminile”
Camilla Zucchi

La dimensione e l’identità del cittadino si esplicano soprattutto nello spazio. E lo spazio abitato, da due secoli a questa parte, in seguito quindi ai primi progetti ed ai primi moti unitari, ha assunto un nome ed è quel nome che compare sui nostri documenti e ci qualifica come membri di una comunità comunale, regionale e nazionale. Che valori vuole veicolare oggi quel nome? Che valori veicolava quando è stato deciso? Da quando l’odonomastica è diventata appannaggio della politica, una volta unificato il Regno d’Italia, l’uso pubblico e politico di quest’ambito si è dimostrato funzionale alla diffusione di un certo tipo di messaggio, che, allo stesso tempo, è spia dello Zeitgeist e della Weltanschauung dell’epoca di riferimento. Con una panoramica sulla storia dell’odonomastica e tramite l’utilizzo di metodologie semiautomatiche, si vuole contestualizzare come dal volto delle nostre città documenti siano tagliate fuori le grandi personalità femminili.


Il colonialismo e noi. Un progetto del Polo del ‘900
Diego Guzzi

L’articolo presenta il progetto culturale Il colonialismo e noi, proposto nel corso del 2022 dal Polo del ‘900 di Torino, che, partendo da esperienze degli enti e delle istituzioni coinvolte, ha inteso affrontare in termini di storia pubblica la “cattiva memoria” del passato coloniale, declinandola in prospettiva interdisciplinare e con l’intenzione di rivolgersi a pubblici differenti. Si tratta della presentazione di un progetto sui cui aspetti centrali si tornerà con articoli successivi.


Per un racconto pubblico del colonialismo italiano in Etiopia. “Scenografie coloniali” a Torino di Enrico Manera
Enrico Manera

Un elemento importante nel mancato processo di riconoscimento dell’esperienza del colonialismo italiano e di quanto sia falso il mito degli “italiani brava gente” riguarda il fatto che l’immaginario collettivo è stato influenzato nella semplificazione, distorsione o rimozione anche da esperienze individuali o familiari, che hanno a che fare con l’essere cittadini di un’ex potenza imperiale. Quella italiana è stata un’esperienza collettiva che ha visto moltissimi italiani (e in minor parte italiane) partecipare direttamente all’impresa coloniale e ha conservato e trasmesso segni opachi del vissuto in fotografie o cimeli di famiglia che rientrano nel racconto bio-mitologico che viene fatto delle vite dei nonni o dei bisnonni, e che in quanto tale interessa la storicità interrogandola da un punto di vista mai neutrale perché filtrato da un approccio affettivo. Quando ci sono, si tratta di rappresentazioni opache, frammentate, lacunose o risignificate in cui ogni scomodità o difficoltà connessa alla violenza viene di norma ulteriormente rielaborata. Da questo scarto e dal disagio di confrontarsi con la scomodità di ogni memoria nasce la mostra Scenografie coloniali. FIAT 333NM di Eleonora Roaro, a cura di Enrico Manera, Roberto Mastroianni e Chiara Miranda e proposta dal Museo diffuso della Resistenza di Torino.

Questo articolo è stato sottoposto a revisione in doppio cieco (double blind peer review)


Progettare la memoria. Lo studio BBPR: i monumenti, le deportazioni
Gaia Carboni

Progettare la memoria. Lo studio BBPR: i monumenti, le deportazioni è una mostra fotografica e documentaria, prodotta e curata da ANED con l’obiettivo di presentare i monumenti e i memoriali realizzati dagli architetti milanesi su proprio invito. Attraverso l’analisi dei sei diversi progetti questo articolo presenta la relazione tra la missione e l’identità dell’Associazione e alcuni risultati stilistici e formali caratteristici della produzione dei BBPR sul tema della Memoria e della Deportazione, con un’attenzione particolare all’adesione in prima persona all’antifascismo dei quattro architetti. L’Associazione Nazionale Ex-Deportati nei campi nazisti è stata fondata nel 1945 dall’incontro tra chi tornava dai lager e le famiglie dei compagni e delle compagne che invece erano stati assassinati. Oltre a un primo obiettivo di impegno mutualistico per il rientro, il reinserimento e il sostegno agli associati, l’Associazione si è occupata fin dai suoi inizi di ricerca storica, di promozione dei valori dell’antifascismo e di tutela della Memoria.

Questo articolo è stato sottoposto a revisione in doppio cieco (double blind peer review)


Gli archivi scolastici tra didattica e ricerca. Un esperimento di PCTO al Liceo Amaldi di Roma
Danilo Corradi

Esperienza didattica e di ricerca che ha coinvolto studenti e studentesse del liceo E. Amaldi di Roma attraverso lo strumento del PCTO. L’attività descritta è finalizzata alla costruzione di un centro di documentazione sulla storia dell’istituto e delle sue relazioni con il territorio circostante, nonostante la sua storia relativamente recente e la conseguente assenza di un archivio storico. L’esperienza raccontata è potenzialmente riproducibile in altri istituti con le stesse caratteristiche


Boris Pahor: l’uomo del lungo Novecento, tra autobiografia e letteratura
Simone Malavolti

L’articolo propone un percorso didattico per le classi del triennio della scuola secondaria di secondo grado incentrato sulla produzione letteraria e sulla figura di Boris Pahor. Il percorso consta di una parte introduttiva sulla biografia di Pahor e sulla storia editoriale dei suoi testi, curata dal/dalla docente, e di una più pratica nella quale gli/le alunni/e, divisi/e in gruppi, si confronteranno direttamente con i suoi testi. Al termine dei lavori di gruppo, l’insegnante troverà la giusta modalità di restituzione delle ricerche.


Per una didattica del Meridionalismo. Piero Gobetti e la Vita meridionale
Anna Gervasio

Lo studio del Meridionalismo permette di conoscere le interpretazioni e i tentativi di risoluzione dei gravi problemi del Mezzogiorno che si presentano anche come questioni aperte per l’intera nazione. Per la sua validità formativa, la tematica può essere trattata in ambito scolastico attraverso metodi che ne sciolgano la complessità, secondo più ipotesi di lavoro. L’articolo tratteggia delle possibili linee guida e strategie da attivare in ambito curricolare, dove risulta utile – ad esempio – soffermarsi su un unico argomento che stimoli l’interesse dei discenti. Segue quindi una proposta-modello sull’azione culturale che Piero Gobetti conduce attraverso la sua La Rivoluzione liberale: l’analisi degli articoli presenti nella rubrica Vita meridionale introduce alla conoscenza del Meridionalismo e diviene premessa per una lettura critica del presente. Si presenta, altresì, come invito a sviluppare ulteriori percorsi formativi, sull’esempio dei grandi meridionalisti.


Costruire un’intervista: una buona pratica per combattere gli stereotipi sui Rom
Chiara Nencioni

L’articolo racconta l’esperienza didattica realizzata dall’autrice, per decostruire gli stereotipi e bloccare gli hate speech pericolosamente dilaganti nei confronti di quelli che spesso vengono chiamati con disprezzo «zingari». Far incontrare, di persona o a distanza, studenti italiani e studenti italiani rom è stato un esperimento riuscito di educazione alla cittadinanza e costituzione. L’attività didattica prevede di far conoscere e intervistare ad alcuni alunni di due scuole superiori di II grado dei loro «pari» di etnia sinti a rom. Attraverso le domande dei primi sono venuti alla luce «falsi miti» e le riposte dei secondi hanno mostrato aspetti della vita e della cultura rom purtroppo poco noti agli Italiani, permettendo di superare le barriere del pregiudizio e scacciando la paura nei confronti di chi è percepito come «altro». Una buona pratica di didattica inclusiva di cittadinanza e costituzione e valevole anche come PCTO, realizzato dall’autrice, docente presso il Liceo Classico Galilei di Pisa, nell’ambito dell’offerta didattica e di formazione dell’Istituto Storico della Resistenza in Toscana relativa all’educazione civica.


Il racconto della Shoah nel XXI secolo
Federica Caniglia e Elena Mastretta

A partire da un’intervista fatta all’autrice Francesca Romana Recchia Luciani sul suo testo Il racconto della Shoah per il XXI secolo. Testi, testimonianze, film, si è realizzato uno studio di caso che mette al centro della proposta didattica l’utilizzo di uno dei filmati proposti nel libro, Le Rose di Ravensbruck, documentario sull’unico campo di concentramento femminile del Reich. Il documentario è stato realizzato da Ambra Laurenzi, figlia e nipote di deportate di Ravensbuck e l’attività è rivolta al biennio della secondaria di II grado.


La grande pandemia del Novecento: una proposta didattica sull’influenza “spagnola”
Francesco Cutolo

Il contributo presenta e discute una proposta didattica sulla pandemia di influenza “spagnola” (1918-1920). L’attività offre un quadro globale dell’evento, per poi focalizzarsi sul caso italiano di cui ricostruisce, in particolare, le risposte delle autorità, il ruolo dell’informazione e le reazioni popolari. Viene adottato il metodo della lezione partecipata, alternata alla lettura di estratti dalle fonti coeve (giornali e testimonianze scritte) e a momenti in cui si propongono confronti con l’emergenza sanitaria provocata dal Covid-19. L’intervento si rivolge all’intero ciclo della scuola secondaria di secondo grado, ma con alcune modifiche progettuali può essere realizzata anche nelle classi terze della secondaria di primo grado. Ha durata di tre ore.


PCTO e luoghi di memoria cavouriani: un incontro possibile
Aldo Gianluigi Salassa e Elena Mastretta

Al termine della triennale esperienza di formazione rivolta ai docenti da parte della rete degli Istituti Storici Piemontesi gli organizzatori del corso riflettono sulle potenzialità del percorso svolto in termini di spendibilità didattica in classe e nei percorsi di PCTO. Dopo un’analisi sul significato stesso dei Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento, gli autori delineano una possibile strategia ed espongono un esempio concreto di attività realizzata sui luoghi di memoria cavouriani.


La Resistenza delle donne
Simone Campanozzi